mercoledì 2 ottobre 2013

One Person One Language

Un recente commento di Viola al post che avevo scritto sul bilinguismo mi ha fatto tornare voglia di parlarvi di come ci gestiamo noi in famiglia, e delle questioni che mi ronzano in testa, che magari le vostre idee possono aiutarmi a chiarirmi le mie...

Da quando e' nata Picca, non so piu' quante volte ho assistito alla seguente serie di commenti
"Oh, ma tuo marito e' inglese!"
(si)
"Oh ma parla inglese alla bambina?"
 (si)
"Aaaah ma allora sara' sicuramente bilingue, che fortunaaaaaa""
(mah).
Fino a qualche tempo fa ci credevo pure io, e reagivo a questi commenti con un sorriso compiaciuto ed il cuore di mamma orgogliosa che mi si gonfiava in petto.
Poi ho cominciato a riflettere sul fatto che non e' proprio cosi automatico che Picca sara' bilingue.
Certo, avra' un vantaggio rispetto ad altri bambini, ma questo non vuol dire che si rapportera' all'inglese (la sua lingua minoritaria: la lingua del papa') allo stesso modo in cui si rapportera' all'italiano (la lingua maggioritaria: la lingua del contesto in cui vive, del nido, dei nonni, degli amici, ecc.).


Certo, che poi ora non mi si ponga il problema perche' tanto lei disdegna di proferire parola alcuna al di la di poche, perentorie locuzioni di diniego o di sdegno quando osiamo contraddire la volonta' di Sua Maesta'...ecco, quella e' un'altra faccenda.

Ma facciamo un passo indietro, e torniamo alle (a quanto pare solidissime) basi della teoria linguistica in fatto di bilinguismo. Tutti i professoroni e i guru della linguisitica sembrano essere concordi sul fatto che ciascun genitore debba parlare al figlio nella propria lingua madre.
La chiamamo la teoria della One Person One Language (OPOL), e ci puo' anche stare.
Nel senso che io non vorrei mai insegnare alla Picca il mio inglese con accento da montanara, come non vorrei che imparasse l'italiano di Dear Husband, che altrimenti mi scambia la maglietta per la maiala, il tetto per l tette, e l'aperitivo per l'imperativo (che su quello son pure d'accordo: l'imperativo morale dell'aperitivo quotidiano!).

Inoltre, non avrebbe molto senso per la Picca se io le parlassi in inglese, visto che solitamente, nelle interazioni quotidiane con altre persone, mi vede parlare in italiano.
Questa non e' una cosa scontata, perche' ci sono famiglie di italiani che vivono in Italia che, in nome del "mio figlio lo cresco bilingue", decidono di parlare al figlio in inglese.
Cioe', loro parlano sempre italiano (alle maestre, al panettiere, agli amici, ecc.) ma, appena si rivolgono ai figli, all'improvviso si mettono a parlare in inglese.
Mah.
Io lo capisco che queste persone lo fanno con tutta la buona volonta' del mondo, e per una giustissima causa, e si applicano, e fanno del loro meglio, e lo fanno per amore della prole.
E magari a volte funziona anche (ma credo che quando funziona, e' perche' c'e' tutto un contorno di tate o au-pair madrelingua e di scuole e di summer camps ecc., che vanno ben oltre l'apporto dei due genitori italiani).
Pero' continuo a pensare che non abbia molto senso.
Va proprio contro quello che in psicologia si chiama 'validita' ecologica', che altro non e' che un nome sofisticato per dire che "Non c'azzecca niente con il contesto generale per come viene percepito dal bambino". Cioe' tu mamma, parli a tutti in italiano, ma allora perche' mai a me parli in inglese?

Mi chiedo se in famiglie che hanno scelto questo tipo di interazione, poi il bambino in effetti parli inglese o se impari solo a capirlo (come del resto succede anche in alcune famiglie dove c'e' proprio un genitore madrelingua che parla la lingua minoritaria, figuriamoci se non deve accadere nelle famiglie dove entrambi i genitori parlano la lingua minoritaria senza essere madrelingua). Oppure mi chiedo se il bambino non rimanga proprio confuso nel cervello e basta. Del resto, perche' mai un bambino dovrebbe sforzarsi di usare una lingua che per lui e' minoritaria, quando sa benissimo che la mamma lo capisce eccome, l'italiano, avendola vista parlare italiano in tutti gli altri contesti (con le maestre, con i nonni, dal panettiere ecc ecc)?

E qui veniamo al nodo della matassa. Cioe' al bilinguismo in casa Sfolli.
All'inizio eravamo tutti belli ligi e precisini. OPOL: Dear Husband parla inglese e Sfolli parla italiano.
Cioe', ligi neanche poi tanto, perche' poi c'era la complicazione che DH stava studiando italiano, e che al lavoro lo esortavano a fare pratica con l'italiano, e insomma spesso gli partiva la frase in italiano, ma poi DH veniva immediatamente cazziato riportato alla giusta causa da un'agguerrita quando ingenua Sfolli.
Certo, perche' non puo' che essere da ingenui pensare che - in presenza di una mamma parlante italiano e di un papa' che si, a lei parla inglese, ma nel contesto generale (con i nonni, dal panettiere, con gli amici, ecc ecc) parla italiano - la Picca non capisca che puo' tranquillamente rilassarsi e parlare italiano, che tanto noi la capiamo lo stesso!

E qui secondo me l'idea dell'OPOL si rivela per quella che e', ovvero una linea guida, che pero' non va presa alla lettera, ma adattata ad ogni specifico contesto della famiglia bilingue.
Nel nostro caso, io parlo inglese, quindi perche' non parlare inglese in presenza di DH? Perche' se DH mi dice "Gaia and I are just like bread and butter", io gli devo dire "Si, caro, siete proprio belli insieme, proprio come Gianni e Pinotto"

Tanto piu' che, se DH rimanesse veramente l'unica persona che parla a Picca in inglese, non credete che sia un po' pochina, come esposizione ad una lingua, perche' lei la possa davvero imparare ad un livello che giustifichi la definizione 'bilingue'?
Soprattutto considerato che DH e' spesso via per lavoro, e che comunque lui la vede, e le parla, molto meno di quanto non faccia io.
Per cui mi chiedo se la faccenda dell'OPOL non dovrebbe in qualche modo anche considerare se a parlare la lingua minoritaria sia il genitore che passa piu' tempo col figlio o meno (e qui mi guardo bene dal sottintendere che la madre sia quella che passa piu' tempo col figlio, eh - Boldrini zitta e bbona lasciaci lavorare). Nel nostro caso, penso che la OPOL sarebbe molto piu' efficace se fossi io, il genitore che parla la lingua minoritaria (per esempio se vivessimo in UK), visto che sono io a passare piu' tempo con Picca.

Insomma, visto e considerato tutto questo pippone, credo che serva parecchia piu' esposizione alla lingua minoritaria di quello che la OPOL possa far intendere. Per cui, noi per ora facciamo cosi:
1. Quando c'e' DH, io parlo inglese (a meno che non siamo dai nonni o dal panettiere, nel qual caso parliamo entrambi italiano, altrimenti non ci capirebbe nessuno).
2. Quando io sono con Picca da sola, le parlo in italiano, e ne sono ben contenta, perche' e' la mia lingua ed e' nel mio cuore e posso rendere tutte le sfumature che voglio senza sembrare una mentecatta con problemi di fonetica.
(a volte penso a come mi vedrebbe una Picca quindicenne se la sgridassi in inglese, visto che ad un madrelingua probabilmente suonerei come una treenne col ciuccio in bocca che biascica qualcosa dopo che la mamma le ha messo la melatonina nel biberon della notte. Con l'aggravante che Picca gia' e' una stangona e a ora dei 15 anni mi guardera' dall'alto in basso come un Watusso guarderebbe un Pigmeo. Gia' non brillo in fatto di autorita' e disciplina, figuriamoci in una lingua non mia)
3. Quando DH e' via per lavoro per tanto tempo, io le parlo in italiano, ma ai pasti facciamo un mini intermezzo ludico in cui le parlo in inglese. A quanto pare, se il cambio di lingua appartiene ad un momento ben circoscritto, i linguisti danno la loro benedizione.

E poi niente, si viaggia in UK il piu' possibile (non perche' io gia' smani di tornare a bussare alle porte della clinica implorando di sborsare altre migliaia di sterline in cambio di un gran bel punto interrogativo, no no no - noi dobbiamo tornare in UK per il bene della Picca bilingue)!
Secondo me, puo' andare. Infatti la Picca e' gia' avantissimo e ha gia' detto la sua prima parola. No, non ha detto 'mummy', non ha detto 'daddy', e neanche "Thank you, Mother, for your incommensurate love and devotion, you are and always will be The Queen of My Heart". No, ha detto YUMMY. Che vuol dire gnam gnam. Pero' non e' gnam gnam, e' yummy. Ed e' una parola parolissima. Lo dicono anche i linguisti di tutto il mondo, eh. Si si.


48 commenti:

Miele ha detto...

Io ti posso portare semplicemente l'empirico esempio di mia sorella, figlia di mio padre (italiano) e di mamma francese, cresciuta dai 2 anni solo con la mamma in Francia, esposta quindi al l'italiano solo durante le telefonate e le vacanze. L'OPOL in famiglia é stato quindi naturale e lei é cresciuta comunque perfettamente bilingue, con solo un forte accento francese (che peraltro tende a sparire dopo qualche giorno), e la lingua scritta che ha dovuto imparare studiandola (ma questo vale per tutti!).
La mia idea quindi é che si debba fare quello che si sente/ritiene più giusto per la propria famiglia, senza grandi forzature, mettendo in conto che ci saranno anche dei momenti di rifiuto o regressione per una delle due lingue, ma che poi passano e il bilinguismo resta!
Auguri!

viola ha detto...

cara Sfolli, di me (citata in avvio) ti ho già detto, la mia situazione familiare è molto simile alla tua, e la bambina, ahimè, non è affatto bilingue paritetica. ossia, capisce l'inglese, ma si guarda bene dal parlarlo. non so dove abbiamo sbagliato, forse come dici tu abbiamo fatto un po' di confusione, nel senso: lui parla male italiano, ma in casa o per strada in italia lo parla, anche se c'è la bimba. io parlo bene inglese, quindi lo parlo, anche in presenza della bimba. quindi l'OPOL è andato un po' a farsi friggere. ma poi secondo me non è neanche questo. vale il principio economico, come dici tu, in un paese dove tutti capiscono l'italiano lei non si sforza con l'inglese, anche se lo capisce bene. poi c'è da dire che lei è un poì anche para**** e mica si dà da fare più di tanto, dipende forse dai caratteri, anche. e poi, è anche vero che il genitore con cui il bambino passa più tempo 'vince'...

Anonimo ha detto...

Ciao, mia nipote e' americana (perche' e' nata a NY) mentre mia sorella e suo marito entrambiitaliani. Lei e' madrelingua inglese ma capisce e parla benissimo anche italiano. I primi giorni usa frasi direttamente tradotte, per esempio quest'estate mi gridava"ziaaaaaa lasciami dentrooooo" quando voleva che le aprissi il cancello o_0 (let me in....) ma nel giro di un paio di settimane si regola. Ora e' in seconda elementare e di scrivere in italiano non se ne parla ma so che e' nei progetti di mia sorella lavorarci neiprossimi anni. Un abbraccio virtuale, Valeria

Marica ha detto...

le tue considerazioni mi sembrano giuste e sensate.... no, non e' facile.. ha senso quello che dici, che Picca passa poco tempo on il papa' e quindi con la lingua inglese, e mi sembra abbia senso che tu integri...
hai provato a farle vedere i cartoni animati in inglese?

per noi la situazione e' diversa: parliamo entrambi italiano con Little D (quindi al momento e' la sua lingua principale), mentre fuori casa il resto del mondo gli si rivolge in inglese... ora e' solo un mese che va all'asilo, e di inglese capisce molto molto poco... ma so, guardando i figli di altre coppie italiane che vivono qui, che poi diventera' la sua lingua principale e dovremmo sforzarci per offrirgli stimoli in italiano :-)

posso portarti l'esempio di una mia amica qui: lei italiana si rivolge al figlio (di 3 anni) in italiano, marito finlandese (credo parli al figlio in inglese, ma non sono sicurissima), tutto il giorno a scuola in inglese... lui capisce benissimo l'italiano, ma risponde solo in inglese.
credo che il parlare la seconda lingua richieda piu' tempo.. magari Picca capisce benissimo l'inglese, ma parlarlo e' piu' difficile..

e poi so di bimbi esposti a tre lingue da quando sono piccoli, che fanno ancora piu' difficolta'... ma e' normale!

[Little D parla pochissimo, alcune parole in italiano, altre in inglese]

Velma ha detto...

Ti faccio notare che hai nominato 4 volte il panettiere!

LadeaKalì ha detto...

Cara Sfolli, ritorno da te con un doveroso commento su un argomento molto sentito anche da me. Premessa: the english father, pur essendo presente, non vive ovviamente con noi. Quindi l'esposizione dei miei figli all'inglese è ancora minore di quella di Picca. Ciononostante il grande (anni 10) capisce perfettamente e lo parla abbastanza bene, il piccolo (anni 6), capisce quasi tutto ma purtroppo lo parlicchia a stento. Mi consolo pensando che pur non parlandolo costantemente e quotidianamente rimanga comunque qualcosa dentro di loro. D'altronde, io non utilizzerei l'inglese con loro perché non lo parlo come un madrelingua e (quindi) non lo sento naturale, e anche il rapporto fra noi perderebbe naturalezza. Per te è diverso, avendo vissuto così a lungo in Uk....quindi secondo me fai bene, e fossi in te non mi preoccuperei troppo dell'OPOL, i bambini hanno un'elasticità che ce la sognamo....

Anonimo ha detto...

se sei really interested al metodo educativo di mia suocera greca, che ha cresciuto in Italia dai 6 anni, (mio marito è nato a Istanbul dove ha abitato fino ai 5 anni poi dai 5 ai 6 ad Atene) un figlio perfettamente bilingue e non turbato, pls ask!
Baci sandra frollini
+ YUMMY PER TUTTI

Baby1979 ha detto...

Io in lab l'esempio di una coppia in cui lei è giapponese e lui è italiano, ma vivono in America. Il loro bambino di 3 anni parla in giapponese con la madre, in italiano con il padre e in inglese con gli altri. Senza nessun problema...e ci è riuscito nonostante la madre fosse la sua unica fonte di giapponese!!

ElizabethB ha detto...

Oh Mia Sfolli io ti adoro solo per aver scritto questo post. Darcy ed io siamo completamente italiani ma per motivi differenti ce la caviamo egregiamente con l'inglese e vorremmo aiutare la ballerina in modo che riesca ad impararlo un po' già da piccola. Non sai quanto mi stai aiutando!

Jenisha ha detto...

Ahah non posso ridere...sei un mito...io ho avuto due palle per mesi che dovevo parlare in italiano yuuuhhh così è sempre bilingue...snorcendo il naso i nonni a sentirsi chiamare non oma oder opa ma nonna e nonna ...dovevi vedere come mi odiavano ...con battuttine a parte in cucina neanche se non sentivo....gli parlerà solo in italiano e non ci capirà ...poi ho pensato come te ma se parlo con tutti tedesco perché devo correre ora ad insegnare l'italiano...che poi io i libri di figure storie lì ho tutti in tedesco...dove non leggerò che con un accento da montanara ma ho solo libri per bambini in tedesco...e stufata della mia minoranza gli parlo in tedesco..ma in intimità tra noi due ci raccontò molte cose in Italiano dell' Italia e se devo dirgli che sua nonna è una strega:-)80 per cento delle parole sono in tedesco...fugozole è l'aeroplano...:-)baci.

alessia ha detto...

ma noo, tu devi venire in uk per far giocare la Picca con FH. Lui, al momento, dice hello, bye,apple, "i e a" (in and out), monkey, daddy, key, jug..insomma sa più parole di me ;)

A parte gli scherzi, qua ti dicono che a casa bisogna parlare in italiano perché è la lingua dei sentimenti.
Ma nel caso di Picca, anche l'inglese è la lingua dei sentimenti!


Cmq ciò che dici, a proposito di non rendersi ridicoli parlando a tutti i costi inglese ai figli, è verissimo. E mi hai fatto morir dalle risate.. I "tuoi mah" buttati lì al momento giusto :-D

Però nel tuo caso, ripeto, credo sia inevitabile che la G assorba un po' tutte e 2 le culture.

Vero che il contesto in cui vive è italiano ma gradualmente saprà integrare dentro di sé l'altra lingua.
Oppure chissà,presto ci ritroveremo tutte2 i figli dissociati con turbe comportamentali... sob







mafalda ha detto...

Nell'asilo della Purulla c'è una sezione bilingue: ci sono due insegnanti, una italiana e una inglese.
I bambini di tre anni si esprimono a malapena, quelli di cinque sembrano usciti da Oxford.
Noi non l'abbiamo scelta più che altro per il costo, ma credo che l'impostazione sia estremamente interessante.
Ho due amici bilingue (o bilingui?), mamma di Chicago e papà italiano, e hanno sempre parlato in inglese con la mamma e in italiano col papà. Lo trovo fantastico.

Shaula ha detto...

Da quel che mi ricordo dei miei studi sullo sviluppo del linguaggio posso dirti che in caso di genitori diversamente-parlanti è sempre preferibile e consigliatissimo che ogni genitore si rivolga al bambino nella propria lingua madre, per tutte quegli aspetti che tu hai sottolineato nel punto 2.
Cioè il linguaggio è comunicazione, non solo di concetti e parole, ma anche di emozioni e sentimenti.
Ed è fondamentale la spontaneità con cui ci si esprime.
Poi so anche che, statisticamente, pare che i bimbi bilingue ci mettano un po' di più ad iniziare a parlare, ma poi parlano, due lingue e non una, e questo è senz'altro un gran vantaggio!
Eh sì, yummi è una grande parola!

sfollicolatamente ha detto...

Che bello, quante storie, tutte diverse, che mostrano quanto non si possa generalizzare con un'unica teoria ombrello, e anche quanto flessibili siano le menti dei bambini!

Miele, ma che bello, quindi l'italiano l'ha imparato lo stesso nonostante la poca esposizione!

Viola, noi siamo identiche come situazione, mi sa che pure Gaia e' bella para#@l@ ;-)

Valeria, il "lasciami dentr" mi piace un sacco, non vedo l'ora di sentire gli strafalcioni di G :D

Marica, Kali, Rosa, Alessia aspettavo proprio i vostri commenti!!
Eh, Marica, si la Peppa la guardiamo in inglese, ma sai che dicono che e' l'interazione che conta, piu' che l'esposizione a media non interattivi...pero' certo, sempre meglio di niente! E poi le voci della Peppa mi piacciono di piu' in inglse :-)
Che bello comunque che sia Little D che FH dicono gia' parole in inglese!!
Alessia, ma quindi FH queste parole le ha imparate sentendovi parlare con altri in inglese, giusto? voi a casa parlate italiano, immagino? Poi come DH con l'italiano, voi avrete l'esigenza opposta, ovvero di far pratica con l'inglese...e' sempre una questione di compromessi e soluzioni personali, credo...

Kali, eh vedi, la pensiamo allo stesso modo, non ha senso che noi ci mettiamo a parlar loro in inglese piu' di tanto...(guarda che mi sa che lo sai meglio tu di me...). Pero' allora mi dai speranza, dai!
Bentornata!!

sfollicolatamente ha detto...

ossignur devo andare al nido, la Picca mi sta spostando il sedere dalla sedia per dirmi gentilmente di alzare i tacchi e intrattenerla...

Velma hahahahaaaah che ridere infatti il panettiere e' il fulcro della mia vita di casalinga disperata :D

Rosa heheheh avete un'arma segreta solo vostra, nell'italiano <3

Lizzie, ma davvero ho detto qualcosa di utile?! Sono contenta di avervi dato qualche spunto!! Secondo me potreste giocare in inglese, come evento circoscritto nella giornata, visto che comunque tu di sicuro lo sai bene e potresti muoverti con agio...

Mafalda, ma dai, allora queste lezioni all'asilo funzionano, bene!!

Shaula, e appunto, siamo d'accordo! E si, in effetti i bilingui ci metotno di piu, speriamo sia quello ;-)

ok vado vado buona giornata a tuttiiiiiiii

WonderP ha detto...

Una standing ovation per Sfolli: dovrei far leggere questo post a mia cognata, che ha insistito per mesi (anni!) cercando di convincermi che io avrei DOVUTO parlare in inglese a Paciuk, che anzi, non farlo sarebbe stato un reato, che io lo so così bene (?) e con tutta la fatica che si fa a studiarlo (?) lui avrebbe avuto la pappa pronta (?). All'inizio cercavo di spiegarle le cose per benino, OPOL, lingua predominante ecc ecc, poi sono passata a "è una stronzata, non lo faccio. Imparerà l'inglese esattamente come l'ho imparato io, punto. Ora ha smesso di dirmelo. (nel frattempo alla scuola materna è comparsa una maestra brava bravissima che ha fatto una lunga esperienza all'estero e intervalla alle canzoncine in italiano quelle in inglese e a me sembra già un ottimo inizio!)

Rachele ha detto...

LA mamma di un amico insegnava inglese, e con lui (italianissima) ha sempre parlato inglese da quando è nato. I film si guardavano sempre in inglese, e ancora adesso lui fa così.
Oggi lui parla l'inglese come noi che l'abbiamo imparato a scuola, con la pronuncia italianissima, anche se probabilmente lo capisce molto meglio di me che non lo esercito mai.
Scompensi non credo ne abbia avuti! Morale? Bo!!!! Che ogni genitore alla fine ha ragione sui suoi figli e che insegnare qualcosa in più non fa mai male?

Rachele ha detto...

LA mamma di un amico insegnava inglese, e con lui (italianissima) ha sempre parlato inglese da quando è nato. I film si guardavano sempre in inglese, e ancora adesso lui fa così.
Oggi lui parla l'inglese come noi che l'abbiamo imparato a scuola, con la pronuncia italianissima, anche se probabilmente lo capisce molto meglio di me che non lo esercito mai.
Scompensi non credo ne abbia avuti! Morale? Bo!!!! Che ogni genitore alla fine ha ragione sui suoi figli e che insegnare qualcosa in più non fa mai male?

raffaella ha detto...

La soluzione migliore mi sembra: il padre le parla in inglese, tu le parli in italiano e quando c'è' lui, fifti-fifti. Credo che per loro sia molto più naturale rispetto a quanto non si creda.
Baci.
Raffaella

Anonimo ha detto...

da mamma di due bilingue, con percorsi diversissimi, non posso che dirti di continuare cosi'. tenete fermi certi punti, e sperimentate con leggerezza sul resto. non ti preoccupare che l'esposizione all'inglese sia poca, per esperienza diretta i assicuro che basta e avanza. e non si preoccupino i genitori a cui viene risposto nell'altra lingua, e' una fase, passera', non scoraggiatevi, non sgridateli, soprattutto!
anna

Cinzia ha detto...

Io ti posso dire che andavo a lezione da una ragazza con prole, lei americana lui "bulgnes" (bolognese, neanchè italiano :-D)
I bimbi a 5 anni padroneggiavano le lingue dei genitori meglio di loro, l'unica cosa che mi disse è che entrambi hanno parlato più tardi rispetto alla media.

sfollicolatamente ha detto...

Bene dai, allora dite che anche poca esposizione e' sufficiente - ok, in effetti, Anna, non avevo pensato al fatto che il possibile non volerlo parlare potesse essere una fase. Ok, se verra' la prenderemo come tale. Easy peasy :-)

WonderP uauauaaaa certo che con la cognata mi pare di capire che le argomentazioni sofisticate non vengono recepite, quindi tanto vale rispondere cosi, magari capisce! L'asilo del Paciuk rocks!! (infatti non avevo dubbi ;-))

alessia ha detto...

le ha imparate sentendo noi, le ragazze del gymbo, ascoltando alcuni "giochi parlanti")
I bambini sono una spugna ma se manca l'acqua cosa assorbono? Insomma io penso che tutto debba avvenire in modo naturale e senza costrizioni ma qualche stimolo è necessario.
Poi come dici tu, noi abbiamo esigenze diverse. Lui vive qui e a me preme soprattutto che lui cominci, fin da ora, a integrare i due linguaggi. Lui ormai capisce bene quello che diciamo in italiano e non ha difficoltà a ripetere molte parole che sente. Ma la mia preoccupazione in effetti (in qsto periodo) è che acquisisca un vocabolario solo di parole italiane mentre tutti gli altri bambini attorno a lui stanno cominciando a dire le loro prime parole in inglese( essendo ovviam la lingua di appartenenza)
Mica posso aspettare che tra2anni vada alla nursery! Altrimenti si troverà in difficoltà nel capire gli altri. Cerco di evitargli frustrazioni future..

Eppoi tra qualche anno, invece, dovrò preoccuparmi di fargli la lezione quotidiana d'Italiano...sennò quando torniamo (ma torniamo??) mi parla come un'emigrante d'altri tempi ;)

alessia ha detto...

un emigrante senza apostrofo lo so!
Ecco, come dico sempre.. non migliora il mio inglese, in compenso peggiora l'italiano :(

Cuoreotesta ha detto...

..MMM.M... ma sto panettiere com'è?? no perchè sto panettiere è sempre in mezzo... :-)! in merito al blinguismo non ho pareri da portare.. so solo che è un gran macello imparare le lingue inglesi da grandicelli e quindi se almeno con l'orecchio la Picca impara a capire è già un gran bel passo avanti. Non c'entra 'na mazza ma per esempio mia figlia grande "imbranata", causa disle, con l'inglese è stata solo una settimana in irlanda a scuola e ora sembra che a livello di ascolto le venga tutto moooolto più facile e capisca molto di più e meglio tutto quello che dice la proff

Alessandra ha detto...

Ok...io sono pazza da rinchiudere perché vorrei insegnare al nano una lingua che non conosco?

Premesso che a parte 'acqua' e 'mela' il nano dice 5 o 6 parole in croce in quella bimbolingua che capiscono solo le namme mentre capisce assolutamente bene l'italiano,mi piacerebbe che imparasse quella che sarebbe stata la sua lingua madre se il destino non lo avesse regalato a noi, ma come gli insegno una lingua folle come il cinese? Okkei abbiamo il cd delle canzoncine a martello in macchina e le cantiamo a squarciagola anche se mi terrorizza l'idea di poter un giorno scoprire cosa diciamo veramente e lui dice nihao ma non ciao e se è disperato lo consola solo la versione cinese du fra martino che parla di due tigri ammaccate che abbiamo imparato dalla guida nei primissimi giorni insieme...se considero che veramente anche i cinesi tra loro non si capiscono sarà tempo sprecato anche solo insistere con buon giorno e buonasera e grazie?

Che dire poi della psicologa asl che ci segue per l'ado che sostiene 'signora lei non capisce suo figlio ormai è italiano deve dimenticare assolutamente la Cina'...la vedo dura visto che in casa abbiamo degli specchi e poi non capisco perché mai dovrebbe dimenticare di avere le sue radici nella più antica civiltà ancora esistente sul pianeta?

Alessandra ha detto...

Ok...io sono pazza da rinchiudere perché vorrei insegnare al nano una lingua che non conosco?

Premesso che a parte 'acqua' e 'mela' il nano dice 5 o 6 parole in croce in quella bimbolingua che capiscono solo le namme mentre capisce assolutamente bene l'italiano,mi piacerebbe che imparasse quella che sarebbe stata la sua lingua madre se il destino non lo avesse regalato a noi, ma come gli insegno una lingua folle come il cinese? Okkei abbiamo il cd delle canzoncine a martello in macchina e le cantiamo a squarciagola anche se mi terrorizza l'idea di poter un giorno scoprire cosa diciamo veramente e lui dice nihao ma non ciao e se è disperato lo consola solo la versione cinese du fra martino che parla di due tigri ammaccate che abbiamo imparato dalla guida nei primissimi giorni insieme...se considero che veramente anche i cinesi tra loro non si capiscono sarà tempo sprecato anche solo insistere con buon giorno e buonasera e grazie?

Che dire poi della psicologa asl che ci segue per l'ado che sostiene 'signora lei non capisce suo figlio ormai è italiano deve dimenticare assolutamente la Cina'...la vedo dura visto che in casa abbiamo degli specchi e poi non capisco perché mai dovrebbe dimenticare di avere le sue radici nella più antica civiltà ancora esistente sul pianeta?

Robin :D ha detto...

Il tuo approccio mi sembra molto pratico.
Secondo me la lingua inglese sarà per Picca come quando prendi un cappotto che non metti da un po' e trovi in tasca 50 euro. Tu non sapevi di averli ma erano lì per te :)

sfollicolatamente ha detto...

Robin :D che bella quest'immagine del cappotto, mi convince assai!!

Infatti Cuoreotesta, mi sa che basta meno di quello che pensavo, bene dai!

Alessia :D ma allora tornate o non tornate?!

Alessandra, oddio che dire di questa psicologa?! Ma e' mattaaaa? Meno male che ha trovato te che hai buon senso e sei preparata e hai voglia di fare la cosa giusta, altrimenti questa davvero fa dei danni O_o Guarda non ho consigli, se non quello di girare alla larga da questa incapace patentata ;-)
Che dolce il tuo piccolino che si calma solo con fra martino in cinese <3

VittoriosSecret ha detto...

Questo post mi cade a fagiuolo: mio figlio unenne è italiano nato in Italia da genitori italiani. L'apoteosi della banalità linguistica. Il massimo guizzo del mio compagno in alternativa alla madrelingua è il romanaccio. Io invece rasento l'inglese madrelingua per varie vicissitudini di vita. Non sono riuscita a parlare a mio figlio in inglese fin dalla nascita perché mi sentivo una scema, mi sembrava di snaturare qualcosa. Ora invece riservo l'inglese al gioco e devo dire che lui recepisce e ripete. La questione è: c'è qualcuno che sa consigliarmi quale sarebbe il modo più giusto per far sì che il nano apprenda da subito l'inglese (mio grande desiderio) senza traumi e senza farmi sentire un'idiota "dal panettiere"?
Ps: anch'io ho notato il folto richiamo a questo panettiere... ;)
Manuela

sfollicolatamente ha detto...

Ciao Manuela!
Secondo me stai gia' facendo un ottimo lavoro con i momenti di gioco in inglese, perche' e' proprio quello che la ricerca linguistica raccomanda: momenti ben distinti in cui ha senso che si parli un'altra lingua perche' in un contesto ben definito. E infatti si vede gia', no, che sta recependo? Se proprio volessi fare di piu', potresti prendere in casa una au pair madrelinga, o fare qualche summer camp all'estero...e poi c'e' quel sito carino che si chiama bilinguepergioco che e' molto utile.
In bocca al lupo!

Claudia ha detto...

Non ho letto tutti i commenti ma mio figlio, che più o meno ha l'età della Picca, è gia tanto se mi ha fatto leggere tutto il post!
Noi italiani, ma... io italiana milanese, lui siciliano lingua madre dialetto. Non è vero e proprio bilinguismo, ma un po' sì. Noi in casa parliamo italiano, ma tutto il mondo fuori parla siciliano. A complicare le cose mamma Claudia, che ama l'inglese, fa vedere ai figli solo cartoni in inglese. Ok, forse sono un po' esagerata ma mi piacerebbe se almeno imparassero a capirlo. Io parlo solo italiano perchè come dici anche tu, è la lingua del cuore e so sicuramente esprimermi meglio così.
Ho sempre sostenuto che i bimbi qui parlano più tardi perchè esposti a due lingue a tutti gli effetti. Ma non ci sono mai stati problemi di dialogo o comprensione: loro usano prevalentemente il dialetto ma spesso parlano italiano meglio dei loro genitori. Ora il dialetto non è una lingua ma... per me un po' sì: quando sono arrivata non capivo niente e ho dovuto impararlo.
Invece per la mia passione per l'inglese... sicuramente all'inizio nella grande (3 anni) ho creato un po' di confusione, ma avendo relegato l'inglese alla visione dei cartoni sai che ora mi sembra che divida le situazioni? E ogni tanto mi ripete le parole che sente...
Non imparerà l'inglese, ma almeno - forse - sarà più avvantaggiata quando lo studierà seriamente... no?
Insomma, sono i miei esperimenti. L'unica volta che l'ho vista confusa è stato proprio col dialetto per ora!
Belle esperienze però. Ti parlo con un briciolo di sana invidia. Non è solo il bilinguismo, è anche l'incontro di due culture che li avvantaggia secondo me.
Un abbraccio,
Claudia

sfollicolatamente ha detto...

Ma che bello tramandare il dialetto!! E certo, mi immagino sia stato difficile per te impararlo O_o Io il bergamasco non l'ho mai imparato, purtroppo. Certo, il siciliano mi sa di piu' musicale, neh

Comunque secondo me stai facendo la cosa giusta, creando dei momenti ben distinti in cui ci si diverte in inglese!
E poi si si hai ragione, una seconda lingua ti apre tante opportunita', non solo dal punto di vista strettamente cognitivo. E gia' imparare a capire l'inglese non e' da poco!

iris ha detto...

ehm...io ho solo capito che c'è qualcosa col panettiere...(!!!)

Claudia ha detto...

Con mia enorme sorpresa, proprio due giorni fa, ho sentito Noemi cantare un pezzo di canzone in inglese! Ti ho pensata!
Mi sa che il bergamasco è davvero più difficile... il siciliano ha molte radici nello spagnolo, che per mia fortuna avevo studiato! Mia nonna è bergamasca e garantisco che certe cose sono incomprensibili!
Un abbraccio!

bussola ha detto...

dimmi quello che vuoi ma io sono sempre più convinta che Picca ha una bella fortuna ad avere due genitori che parlano due lingue diverse e che ci mettano tanta attenzione su quando parlare cosa

L'Apprendista ha detto...

Il figlio di una coppia di amici nostri parla benissimo l'italiano e lo spagnolo ;)

Anonimo ha detto...

Sono una tua lettrice da tempo, ma non commento mai. Forse ti può interessare la mia esperienza di figlia bilingue prima e di madre bilingue dopo. Io sono cresciuta in Italia con madre tedesca, mio padre capiva ma non parlava il tedesco. Mia madre ha sempre parlato tedesco con mia sorella minore e me e italiano con mio padre, ed ha sempre preteso risposte in tedesco da parte nostra. Le conversazioni di famiglia si svolgevano a volte in due lingue, a volte in italiano. Ci leggeva libri in tedesco ed ascoltavamo molti dischi di canzoni e fiabe. Dall’età di circa 7 anni fino a circa 15 abbiamo passato ogni anno 2-3 settimane in Germania con persone che avevano bambini della nostra età. Il nostro tedesco parlato è diventato molto buono per quanto riguarda la pronuncia e il lessico, qualche errore di grammatica quà e là, ma non abbiamo mai fatto corsi per scriverlo. Sia mia sorella che io avuto periodi in cui ci siamo ribellate al dovere parlare un’altra lingua a casa, ma senza che mia mamma cedesse mai. Attorno ai 12-13 anni ci siamo accorte che sapere 2 lingue aveva i suoi vantaggi e da quel momento in poi è stato tutto semplice.
Ora abito in Svezia, sposata ad uno svedese che capisce ma solo parlicchia italiano. Con le mie figlie (ora 15 e 13 anni) ho sempre parlato italiano, anche in presenza di persone che non lo capiscono. Anch’io ho sempre preteso risposte in italiano, (insegnando loro man mano le parole che non sapevano quando comparivano nelle varie frasi, la prima volta le dicono in svedese), ho sempre letto loro libri in italiano (anche i testi svedesi, traducendoli on-the-fly) e hanno sempre guardato i cartoni animati in italiano (prima video, poi TV satellitare). In famiglia si parlano praticamente sempre 2 lingue. L’italiano scritto lo imparano grazie ai corsi di madrelingua che il comune è costretto per legge ad organizzare (2 ore settimanali con maestra di madrelingua italiana dai 7 ai 16 anni). Diciamoci la verità: essere il genitore di lingua minoritaria è un lavoro duro, continuo, ma alla fine ripaga: la mia 15enne parla e legge bene, con la 13enne è stata più dura (sia perché è più testarda sia perché io avevo meno forza/pazienza) e il suo vocabolario è più ridotto, ma adesso che abbiamo finalmente trovato amici della loro età in Italia, sembra che la resistenza all’italiano si sia affievolita.
Dalla mia ”doppia” esperienza e quella di altre persone che conosco, vorrei darti solo due consigli: trova altri bambini con cui tua figlia possa parlare inglese, e, chiunque le parli inglese non si accontenti di una risposta in italiano (adattandosi naturalmente all’età ).
Buona fortuna, Nessy

Anonimo ha detto...

Io ho la mamma tedesca, mio padre è italiano,sono nata e vissuta sempre in Italia. I miei genitori devono essere stati dello stesso tuo pensiero...se vive, va a scuola, ha amici, parenti e tutti in Italia perchè dovrebbe parlare tedesco? A casa mia s'è sempre parlato italiano. Durante gli anni ho trascorso tante vacanze a casa di mia nonna in Germania ed è lì che ho imparato il tedesco perchè appunto dovevo rapportarmi con amici, parenti e anche il panettiere che parlavano solo quella lingua. Non posso dire di essere perfettamente bilingue ma capisco il tedesco e lo parlo diciamo bene. A cosa mi serva nella vita reale? no so...a parlare con gli amici dei miei che vengono a trovarci ogni tanto, nello specifico nn mi è servito x il lavoro o chissà che cmq...tutto fa bagaglio culturale :)
Maggie.

senzaLogica ha detto...

Sono arrivata qui per caso e rispondo volentieri al tuo post.
Mio padre è italiano.
Mia madre è svizzera.
Sono nata in Svizzera, la prima lingua che ho imparato è stato il francese. Entrambi i miei genitori mi parlavano in francese (credo).
All'età di cinque anni ci siamo trasferiti in Italia e da lì ho imparato l'italiano.
Anzi no, falso. L'italiano è diventata la mia primalingua.
Sono bilingue? Certo che sì, parlo correttamente sia il francese che l'italiano.
Mia madre ci ha sempre parlato in francese a casa, nonostante con il panettiere, con il lattaio, con l'impiegato della posta, con il postino e quant'altro abbia sempre parlato in Italiano.
Sinceramente i miei genitori non ci hanno mai parlato di tutte queste teorie linguiste.
Proprio per niente.
Mia madre mi ha tramandato le sue tradizioni, la sua lingua ovvero la mia prima lingua.
Per di più ho tutta la mia famiglia materna in svizzera, non si poteva assolutamente tagliare i ponti con la lingua.
Io credo che tuo marito faccia bene a parlarle in inglese in quanto le tramanda una parte di sé.
Io farei in modo che possa coltivare il quanto più possibile (sempre in modo sano) le radici di suo padre.

sfollicolatamente ha detto...

Oh ma che bello, quante storie tutte diverse e felici! Bello bello bello, grazie!
Quindi ho capito che la lingua minoritaria va difesa e promossa, e che i contatti con la famiglia in Uk sono importantissimi. E poi gia' gia', dovrei incoraggiare Picca a fare amicizia con bambini che parlano inglese, certo no ci avevo pensato!
Mumble mubmle...bambini english speaking nel borog pedemontano cercasi....

Dreaming triathlon ha detto...

Ti riporto la mia esperienza. Io italiana, Marito spagnolo, viviamo in Italia. Nostro figlio ha due anni e mezzo, da poco ha iniziato la materna. Mio marito gli parla sempre e solo in spagnolo, io in italiano. Circa due/tre pomeriggi a settimana c'è la connessione su skype coi nonni e la zia spagnoli. Quindi in quel caso e per quell'oretta si parla tutti in spagnolo (anche io con loro). Bè mio figlio si rivolge a me solo in italiano e al padre solo in spagnolo, e, per ora, differenza con l'italiano non si notano, nel senso che il livello di conoscenza padronanza e sviluppo del linguaggio (numero parole per intenderci) è assolutamente identico nelle due lingue. Magari siamo io, marito e figlio. Figlio inizia parlando con me in italiano, poi passa a parlare col padre e la stessa frase la finisce in spagnolo. Io ci credo nella teoria dell'OPOL perchè con noi funziona alla grande. Poi, certo, la grammatica la studierà qui, per cui le regole eccetera spagnole magari non le imparerà proprio come quelle italiane, ma noi contiamo di insegnargliele lo stesso.

Dreaming triathlon ha detto...

Aggiungo una cosa che mi ero dimenticata, ovviamente ci sono poi tutti i libri in spagnolo che ci regala costantemente la famiglia di marito, per cui la sua personale biblioteca è composta sia da libri in italiano che in spagnolo, lui sceglie e si fa leggere ed osserva quello che quel giorno gli va, ma li capisce ed apprezza in entrambe le lingue allo stesso modo. Stesso discorso per i cartoni, quando vede rai yoyo va da sè che Peppa Pig, la Pimpa o i Barbapapà sono in italiano. Poi capita che qualche volta invece di fargli vedere rai yoyo usiamo youtube e il cartone se lo vede in spagnolo. Stesso discorso dei libri, capisce ed apprezza in entrambi i casi.

Velma ha detto...

Ciao sfolli, è da un po' che non ti si legge. come stai?
Smaaaaaaack!

sfollicolatamente ha detto...

Velma carissima ciaooo! Eh si si e' un periodo un po' incasinato, ho cominciato a fare un sacco di lezioni di inglese e non riesco mai a scrivere e a commentare per bene....Pero' ho una news in pentola e prima o poi vi racconto (vabbe dai non mi trattengo te lo dico: forse abbiamo trovato una donatrice di ovetti :-))

Velma ha detto...

Allora un intenso in bocca al lupo è d'obbligo!
Resto in attesa di leggerti.
Un abbraccio

Igraine ha detto...

Evviva! Posso scriverti in PVT?

sfollicolatamente ha detto...

uuhu ma certo, gnorry1 @ libero.it :-)

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