lunedì 27 maggio 2013

E' giusto imparare una seconda lingua? E quando?

Ecco un articolo che ho scritto a proposito del bilinguismo precoce. Mi farebbe piacere se mi raccontaste cosa ne pensate: storie e racconti personali, commenti, perplessita', e' tutto benvenuto...fatevi sotto!!

E' giusto imparare una seconda lingua? E quando?

Vi devo fare una confessione. Sono la mamma di una bambina bilingue, e quindi sono di parte su tutta questa faccenda dell’insegnare tante lingue ai bambini. Ebbene si, come ormai tanti genitori al giorno d’oggi, io credo che crescere in un ambiente multilingue sia uno dei doni più preziosi che un bambino possa ricevere dai propri genitori. Credo che un bambino che parla più di una lingua sia un bambino particolarmente ricco. Ricco di cuore e di mente, perchè il plurilinguismo porta con se tolleranza, flessibilità, creatività, riflessività e tante opportunità di crescita sia emotiva e sociale, che cognitiva.


Però ora vi faccio un’altra confessione. Anche se sono sempre stata entusiasta all’idea di crescere un bambino bilingue, i miei dubbi li ho avuti pure io. C’era quella vocina nella mia mente che mi diceva: Ma sei sicura? Ma può essere che insegnare due lingue crei confusione a questi poveri bambini? E se poi rimangono indietro con la loro lingua madre? Non sarà che, cosi facendo, poi imparano tutto poco e male? In poche parole: non sarà che chiediamo troppo a questi bambini? La risposta è no: non solo insegnare una seconda (o terza o quarta o quinta!) lingua non crea problemi allo sviluppo dei bambini, non li affatica, e non li farà rimanere indietro con il loro percorso scolastico, ma anzi, insegnare loro le lingue darà loro una marcia in più, proprio a scuola, con i compagni, e in generale nelle loro interazioni sociali. E vi dirò di più, non solo parlare tante lingue facilita lo sviluppo sociale, ma anche quello cognitivo, ovvero la capacità di un bambino di risolvere problemi, di concentrarsi, di apprendere...in una parola sola: di pensare. Questi sono tutti fatti assodati, confermati dalla ricerca psicolinguistica, e anche dalla prassi quotidiana e dall’osservazione di migliaia di bambini bilingue in tutto il mondo. Perchè tra l’altro, nel mondo i bambini che, per i più disparati contesti socio-culturali, parlano più di una lingua sono tanti, tantissimi. Ma procediamo con ordine.

Imparare una lingua non richiede uno sforzo cognitivo superiore alla capacità di un bambino, e comunque imparare una lingua non toglie risorse allo sviluppo cognitive in generale. Ormai c’è largo consenso da parte degli esperti sul fatto che il cervello dei bambini sia perfettamente in grado di ‘gestire’ più lingue simultaneamente. Anzi, è proprio nei primi anni di vita che il nostro cervello possiede la massima ricettività. Potrei citarvi decine di studi a proposito, ma credo che questo video della serie TED Talks lo spieghi in modo sintetico e accattivante.



E se proprio siete gente di poche parole, questo grafico vi mostra il contenuto del video, mostrandovi come la capacità di acquisire una seconda lingua sia al suo massimo fino ai 7 anni, per poi decadere piano piano, fino ad essere bassissima dopo l’adolescenza.



Il bilinguismo infantile è quindi diverso dall’apprendimento di una seconda lingua in età adulta: è un processo spontaneo, che avviene senza sforzo, come imparare a dire ‘mamma’ o come imparare a camminare (ok, magari non ci si riesce subito, magari serve un po’ di pratica, è magari a volte può essere un po’ frustrante, ma niente è gratis a questo mondo, no?). Inoltre, più presto iniziamo ad imparare una lingua, più sarà facile distinguere tratti significativi quali la fonetica e il ritmo propri di una lingua rispetto ad un’altra . Vi siete mai chiesti perchè sia cosi’ difficile pronunciare la th in inglese? Oppure perchè nonostante lo abbiate studiato tanto, quando lo parlate non avete l’intonazione di un inglese vero? Ecco, il motivo è che l’avete cominciato a studiare troppo tardi.

Ma veniamo ai vantaggi del saper parlare più di una lingua. Non serve che vi dica che un bambino che parla, per esempio, l’inglese, sarà poi facilitato a scuola e anche nel mondo lavorativo. Non serve che vi dica che potrà estendere la propria rete sociale, che potrà interagire con persone da tutto il mondo, e che tutto ciò contribuirà ad aumentare la sua autostima. Non serve che vi dica che parlare più di una lingua gli darà l’opportunità di conoscere culture da ogni dove, e che partirà per l’Erasmus e poi si sposerà all’estero e vi lascerà con il cuore spezzato ma pieno di orgoglio mammesco (io ho fatto proprio cosi, e vi giuro che mia mamma è sopravissuta). Non serve che vi dica tutto questo perchè penso sia abbastanza ovvio.

Quello che forse è un po’ meno ovvio è che parlare più di una lingua ha degli effetti benefici sul nostro cervello, perchè rende la nostra mente più agile e ricettiva. È ormai dimostrato che le persone bilingui sono più veloci nel prendere decisioni, più brave nel multitasking, e sanno concentrarsi meglio . Questo perchè fin da piccole hanno imparato a gestire due lingue, e quindi a concentrarsi su un codice piuttosto che un altro, evitando le distrazioni e focalizzando l’attenzione in modo selettivo. Questa capacità ha un effetto a cascata su tante altre capacità e situazioni che richiedono la gestione di molteplici input. Per esempio, è stato dimostrato che durante la guida dell’auto, i bilingui sanno concentrarsi meglio anche in presenza di distrazioni. Pare inoltre che questa maggiore flessibilità mentale perduri nel tempo, e che il bilinguismo precoce sia correlato ad una minore o ritardata incidenza di demenza senile. Un po’ come quando la vostra nonna vi diceva che fare le parole crociate le teneva la mente allenata. O come il Sudoku. Solo che il bilinguismo vi consente di allenare la mente comunicando con la gente e socializzando. Non male, vero?

E poi c’è anche il fatto, dimostrato pure quello, che chi parla bene una lingua ha maggiori capacità metalinguistiche, cioè una maggiore sensibilità e consapevolezza linguistica a livello formale, ovvero a livello delle regole che la compongono. Per cui, se chiedete ad un bambino monolingue che cosa c’è di sbagliato nella frase ‘Il gatto abbaia’, lui vi risponderà che è sbagliata e basta, mentre un bambino bilingue vi dirà che è solo il contenuto della frase ad essere assurdo, mentre la frase in se è formalmente corretta. Infine, questa capacità di riflettere sulla struttura e il funzionamento di una lingua è anche una risorsa importante quando si impara a leggere e a scrivere, sia nella propria lingua che in quella straniera.

C’è da dire, comunque, che questi vantaggi dipendono da quanto e come un bambino viene esposto alla seconda lingua. Più opportunità si hanno di interagire nella lingua straniera, più si avrà facilità nell’apprenderla. Inoltre, più il contesto in cui si parla la lingua è naturale e spontaneo, maggiore sarà la motivazione ad apprenderla. Nel caso dei bambini, è importante che l’apprendimento avvenga in un contesto nel quale il bambino si sente sicuro di se' stesso e a proprio agio, per permettergli di lanciarsi in questa avventura senza timore di essere giudicato o di sbagliare. Perchè se comunicare vuol dire mettersi in gioco, allora che il gioco abbia inizio!

Bibliografia
  • Abdelilah Bauer, B. Il bambino bilingue. Crescere parlando più di una lingua. Cortina Raffaello, 2008
  • Bialystok, E. e Hakuta, K, In Other Words: The Science and Psychology Of Second-language Acquisition, 1994, Basic Books
  • Byers-Heinlein et al. The Roots of Bilingualism in Newborns. Psychological Science, 2010
  • Deshays, E., Come favorire il bilinguismo nei bambini Edizioni Red!, 2003

4 commenti:

sfollicolatamente ha detto...

Anonimo ha detto...

il grafico è parecchio agghiacciante. Secondo me in generale c'è chi è + portato per le lingue e chi meno, come per qualsiasi altra materia, e che una lingua usata poi per tutta la vita rimane, altrimenti la si perde.
Mio marito era addirittura 3 lingue, greco italiano, nato in Turchia, dove è rimasto fino ai 5 anni, il turco l'ha perso del tutto. Ho visto da vicino altri bimbi bi-lingue, il figlio di un cugino sposato con una olandese, ed era impressionante come fin da piccolo alternasse perfettamente i due idiomi. Non posso che caldeggiare questa pratica. baci sandra sempre io
02 aprile 2013 13:53
Robin ha detto...

Una mia cara amica bilingue italiano - vietnamita sta crescendo suo figlio parlando entrambe. E' spettacolare vedere come lui, che ancora non parla, capisca però già le frasi dette in entrambe le lingue: si comporta di conseguenza quando gli viene fatta una richiesta in italiano o in vietnamita, senza differenza. Meraviglioso!
Mia mamma invece, nata trilingue, ne ha perse 2 per strada e adesso parla solo italiano :(
02 aprile 2013 15:48
sfollicolatamente ha detto...

..E' incredibile la disinvoltura con cui i bilingui precoci passano da una lingua all'altra, vero?
E oggi ho letto un articolo che diceva che non solo si cambia modo di pensare quando si cambia lingua, cosi di punto in bianco, ma si cambia anche un po' personalita' (dicevano che gli inglesi avevano un punteggio piu' alto degli spagnoli in apertura e agreeability o una cosa simile...mah)

Ed altrettanto misterioso e' quando, non parlandola, una persona possa perdere una lingua. Ma magari se uno si mettesse a ristudiarla, avrebbe comunque un vantaggio, chesso', magari nella pronuncia...mah, il linguaggio e' una cosa cosi misteriosa e affascinante!
02 aprile 2013 22:05
WonderP ha detto...

Bello e meraviglioso il bilinguismo precoce.
Il problema è: chi dice a mio marito che devo divorziare e cercarmi un compagno inglese/straniero?
perchè il punto secondo me è questo: ha senso se si parla in famiglia, ma mettermi a parlare con lui in inglese, ad esempio, senza un "appoggio" famigliare allargato (=genitori o altri parenti stretti che lo parlano tra loro e/o col bambino) per me non ha senso.
Ma non lo dirò alle mamme dei tuoi corsisti ;)
03 aprile 2013 11:33
bussola ha detto...

Penso che l'approccio alla lingua straniera sia fondamentale nei primissimi anni di vita. Purtroppo io non vivo in un contesto internazionale e sia io che mio marito siamo entrambi italiani, ad ogni modo vorrei che mio figlio si avvicinasse all'inglese subito con un'insegnante madrelingua. madrelingua. Io pur conoscendo abbastanza bene la lingua per lavoro, ho sempre l'imbarazzo di parlarla perché mi sento goffa e insicura, e vorrei che questo non avvenisse per lui.
13 aprile 2013 08:01
barbara ha detto...

Evviva il bilinguismo (mio figlio italo-tedesco).
Per quanto riguarda il grafico.. io sono ben sotto la linea di destra, ma il piccolo quasi-6enne mi traduce.
E' veramente impressionante vedere come passa da una lingua all'altra tra me e suo padre... considerando poi che vuole imparare anche l'inglese, direi che siamo sulla strada giusta.
21 aprile 2013 17:05

sfollicolatamente ha detto...

sfollicolatamente ha detto...

Ciao Barbara, piacere di conoscerti, e grazie della tua storia!
Sulla faccenda madrelingua o meno in famiglia torno con calma perche' ultimamente ho letto una storia assurda e se la ritrovo ve la riporto e poi mi dite la vostra se vi va...
21 aprile 2013 22:37
Mamma Avvocato ha detto...

Ciao!
Visto che mi sembri ferrata in materia,ti seguirò anche per questo aspetto.
Io un bimbo di 18 mesi a cui mio marito parla solo francese. Lui non è madrelingua francese però lo conosce bene , lo usa per lavoro e viviamo in una regone in cui, in teorai, c'è il bilinguismo.
Ovviamente, ci siamo dotati anche di lirbi per bambini in francese (pe4raltro in biblioteca si trovano senza problemi, qui).
Resta il fatto che è solo il papà ed una delle maestre del nido, a parlargli nella seconda lingua..temiamo sia un pò poco.
29 maggio 2013 14:09
Serena Semplicemente ha detto...

Mi hanno proposto un corso di inglese per bambini alla scuola di infanzia di mia figlia e mi è tornato in mente questo tuo interessante post. Ovviamente non diventerà bilingue con un'ora di inglese alla settimana, però penso che la farò partecipare, penso che sarà utile
25 settembre 2013 15:16
viola ha detto...

visto che siamo un po' nella stessa barca, cara Sfolli, ti chiedo: secondo te perché mia figlia, alla quale parliamo io italiano e il padre inglese, inglese, che fin da piccola è sempre stata esposta al bilinguismo totale in casa, perché ancora, a 9 anni, dicevo , non parla inglese? lo capisce abbastanza bene, quando è col padre e lui le parla non ha difficoltà a capire, ma poi a domanda inglese risponde sempre in italiano. risponde bene, quindi capisce le domande, ma in italiano. perché??? grazie
27 settembre 2013 10:20
sfollicolatamente ha detto...

Ciao Viola!
Eh, e' proprio questo il mio timore, che pure Gaia faccia cosi, perche' secondo me ci sta: se sa che nella stanza c'e' qualcuno che comunque la capisce se parla italiano, perche' dovrebbe fare lo sforzo di usare l'inglese? (che comunque e' una lingua per lei minoritaria, visto che vive in Italia, a scuola si parla italiano, ecc ecc).
Non so se tuo marito capisce l'italiano - il mio si', e quindi figurati, un motivo in piu' per G per fare la 'pigrona' e parlare italiano.
Conosci il sito bilinguepergioco? E' molto interessante, magari hanno consigli da darti...
Comunque dai, rispetto al non parlarlo o capirlo, la tua bambina ha un bel vantaggio! E sempre un dono meraviglioso che le avete fatto <3
27 settembre 2013 12:06
viola ha detto...

grazie mille, sei sempre così carina! mio marito parla abbastanza l'italiano, ma di certo non perfettamente. e hai ragione anch'io la penso così. essendo per lei l'inglese minoritario, chi glielo fa fare. c'è da dire che le figlie di una mia amica inglese, che pure vivono e vanno a scuola in italia e hanno il padre italiano, parlano un inglese perfetto, un queen english guarda..comunque, e hai ragione anche su questo, intanto mia figlia capisce il 90% dell'inglese che le viene proposto. grazie ancora e in bocca al lupo per tutto..ti segue sempre
28 settembre 2013 06:52
sfollicolatamente ha detto...

Ah ecco, pure io avevo l'impressone che se, dei due genitori, fosse la madre a parlare la lingua minoritaria, il bambino fosse facilitato nell'apprenderla, e credo che sia perche' e' la madre, di solito, che passa piu' tempo col bambino, e anche quela che gli parla di piu'...E vabbe dai, si fa quel che si puo' :-) Grazie dei messaggi e degli auguri, cara. Buona giornata!
28 settembre 2013 08:51

Robin ha detto...

Di dubbi non ne ho: essere bi (o tri)lingue è una grande fortuna! Non ho mai pensato che creasse confusione o ritardasse l'apprendimento, ma forse è perché conosco diversi bilingui.
Allo stesso tempo, però, inorridisco quando vedo alcune mamme che parlano una lingua straniera (che non è la loro lingua madre) ai figli O_o

Shaula ha detto...

crescere bi-o-plurilingue è senz'altro una grandissima opportunità, con risvolti positivi su più aspetti dello sviluppo, come giustamente sottolinei.
Certo, meglio se accade perché il bambino si trova in un contesto già multillingue(in famiglia, o perché si trova in un paese diverso da quello di origine), altrimenti si rischiano delle forzature, a mio parere, nel caso in cui l'approccio non sia sufficientemente ludico per l'età del bambino.
O si rischia di incappare in grossi strafalcioni nel caso in cui chi propone la lingua non la padroneggi proprio bene.
Detto ciò è verissimo che nasciamo in grado di apprendere qualsiasi lingua, e questa capacità ahinoi arrugginisce negli anni.
ricordo che i miei bimbi nella fase della lallazione tiravano fuori suoni che avrebbero potuto benissimo diventare fonemi arabi,o spagnoli, o giapponesi...

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