venerdì 29 luglio 2011

Meno 5 al trasloco in Italia

Sono momenti di grande subbuglio.
Diciamo che negli ultimi tre giorni, la situazione stess e' salita da 0 a Defcon 5. O qualsivoglia numero arbitrario. Tanto ormai i numeri li diamo un po' tutti, qui in casa.

Mercoledi ci siamo fatti una non stop di 12 ore a impacchettare 'le ultime cose'. Si, perche' non e' che avessimo lasciato le cose all'ultimo momento...noi era da due settimane che si impacchettava, da previdenti come formichine laboriose. 

Ma com'e' come non e', quando tutto va finito entro l'arrivo del corriere, giovedi mattina all'alba delle sette, improvvisamente si scoprono cassetti, mobili, stanze, anfratti la cui esistenza ci era sconosciuta fino al giorno prima. E sono pieni di roba da impacchettare. Una cosa surreale, un po' come il binario di Harry Potter, o il settimo piano e mezzo di quel gran film Being John Malcovich.

Insomma, verso le otto di sera io e Dear Husband eravamo provati, non c'e' che dire.
C'e' stato un momento in cui Dear Husband faceva pugilato contro il lettino pieghevole da osteopata che non voleva entrare nella custodia, e lo si poteva sentir mugugnare "Mommy mommy I want my mommy", mentre io, di la in cucina, mi facevo un te e con una mano mettevo prontamente la carta della bustina nella tazza, mentre con l'altra mano buttavo la bustina nei rifiuti (quelli differenziati, mi raccomando).

E li ci siamo detti, "E' ora di cena". Que sera' sera', whatever will be will beee

Nonostante tutto, l'alba del giorno dopo ha visto il nostro soggiorno rigurgitare di ben 50 scatoloni di quelli da 1 metro X 1 metro, e il resto della casa vuota. Era da tanto che non la vedevo cosi, tipo deserto dei tartari, con palle di polvere finalmente libere di rotolare selvagge e solitarie. E Tigro pure, si aggirava spaesato come non mai. L'ultima immagine che ho di lui prima di andare a letto e' uno scorcio dalla cucina, lui che fissa la sua ciotola vuota con occhio vitreo e testa ciondolante.
Povera bestia.

Non c'e' da stupirsi se oggi e' finito dal veterinario. Aveva una chiazza rossa e spellacchiata sulla pancia, e pure il pelo intorno andava diradandosi.
Panico.
Defcon 3000.
E se non ce lo fanno caricare sull'aereo perche' e' malato? E se ha contagiato me e Picco? Io lo sapevo che c'era qualcosa che non andava, che sono giorni che mi sembra di avere una tarantola nell'ombelico, ed e' rosso come una fragola di bosco.
Allora parte la Sfolli auto, vvvvia alla volta del veterinario, in grande emergenza.
Nni-nooo ni-nooooo. Dear Husband, metti fuori il fazzoletto bianco, che qui non c'e' tempo da perdere, bisogna raggiungere il vet al piu' presto possibile!

Tigro dal sedile di dietro ulula come un forsennato.
Eppure se ne dovrebbne stare bello e comodo, nella sua nuova gabbietta deluxe, cento metri quadri con giardino lettiera e fontana di acqua fresca.
C'e' pure la zona relax, con il mio calzino puzzolente per confortarlo nei momenti piu' difficili. Notare, siccome Tigro e' un gatto dall'olfatto ricercato, il calzino non poteva essere indossato al piede, bensi doveva essere covato sotto l'ala/ascella materna per ben un giorno intero. Ebbene si, anche questo ho fatto in questi giorni. Che a Tigro piace mettermisi sotto l'ascella. Amore di mamma.
Ma niente. Oggi non ne voleva sapere. Ululava e grugniva come una donna partoriente, mentre la Sfolli Mobile sfrecciava incurante di incroci, rotonde e semafori, alla volta de vet.

Il quale vet ha semplicemente diagnosticato un caso di grave infestazione da pulci e stress da trasloco. Per quello si era leccato il pancino a sangue. E a nulla era servita al fialetta anti-pulci di pochi giorni fa.
Povera bestia.
E poveri noi, perche'questo vuol dire che le pulci si aggirano per casa nostra, e probabilmeente anche per il mio ombelico.
Lo so. Orrore.
No no, non ci voglio pensare. Non ho proprio il tempo per affrontare una disinfestazione chimica (e probabilmente non proprio salutare per Picco, comunque).
Per cui, ladies & gentlemen, mettiamoci tutti le mani sulle orecchie, chiudiamo gli occhi, e facciamo tutti in coro:
lalalalalaaaaaah
Che non e' successo niente.

Successo cosa?
Niente.
Ah, ecco, appunto. Niente.
Va tutto bene. Sono su un prato verde nel borgo pedemontano. Gli uccellini cinguettano, Tigro zompa tra i rododendri, felice come la vispa Teresa. Ed io mi sto pappando un gustosissimo panino al formaggio courtesy of Heidi e le caprette. Oh, guarda, Heidi e le caprette che fanno Ciao!
Va tutto bene. Tutto e' sotto controllo.
Ommmmmmmm

mercoledì 20 luglio 2011

Ciuff ciuff

Ciuff ciuff!
E cosa sara' ma?
No, non e' una locomotiva a vapore: e' il battito di Picco!!!

Oggi seconda visita dalla midwife. Gia' mi ero preparata psicologicamente ad assistere ad uno dei soliti teatrini surreali che la mutua si prende la briga di mettere in piedi per me. E questo e' un onore che mi riservano ovunque io vada, indipendentemente dalla struttura sanitaria, dal tipo di esame che devo fare, dal livello di qualifica della persona di turno. Per cui, sebbene stavolta avessi un appuntamento in una clinica diversa da quella dove ero andata la prima volta, un mese fa, mi aspettavo comunque di trovarmi una Lobotomizzata.

E invece no! Stavolta ho trovato una personcina normale! No, voglio dire, nor-ma-le!
Un donnino sulla trentina come me, che faceva le domande giuste, mi rendeva partecipe di quello che scriveva e che leggeva al computer, mi chiedeva se mi sentivo bene, si interessava di me.
E per "interessarsi di me", non intendo il solito scambio vecchio come il cucco (e che vuol dire cucco? io no l'ho mai capito, ma vabbe', e' un modo di dire).
Tipo:
- Da dove viene questo accento cosi carino?
- Dall'Italia
- OOoh che bello, io adooooro l'Italia: io sono stata a Roma, Venezia, Firenze e anche a Capri. Come si mangia bene in Itaaaaliaa...
(e a me non me ne puo' fregar di meno, visto che io non mangio una pizza come-dio-comanda da mesi, e di sti posti ne ho visti solo la meta' e se te lo venissi a dire tu mi daresti della debosciata - e avresti anche ragione)

Oppure:
- Che fai di bello nella vita?
- Studio psicologia
(meglio non dire dottorato, che non sempre il concetto e' chiaro all'interlocutore)
- Ah allora devo stare attenta a cosa dico perche' tu mi analizzi
(si, come se tutti quelli che studiano psicologia avessero la palla di vetro, e soprattutto, come se fossero tutti inteerssati ad analizzare te, dopo che ci conosciamo da...mmmh, vediamo, tre minuti e due secondi?)

Acida Sfolli.

Comunque. No, niente di tutto questo.
Lei mi ha chiesto come sto, mi ha sorriso un sacco, mi ha provato la pressione senza incartarsi, e mi ha detto che i miei livelli di ferro sono ottimi (e questa, insieme al fatto che ho delle belle vene, me la segno come motivo di grande orgoglio - si fa quel che si puo' raga'..). A proposito: vorrei sottolineare che io sono vegetariana. E ho livelli di ferro ottimi. Ve l'ho gia' detto? ah, okkey.

E poi mi ha chiesto se volevo provare a sentire il battito.
Grande bonus! E chi se lo aspettava?!
Finora nessuno, neanche all'eco delle 12 settimane, si era preso la briga di farmi una proposta cosi.
Io sgrano gli occhi, ridacchio come una scema, e dico Si si dai dai!
Pero' guarda, ti devo avvisare, care la mia donnina sorridente, cosi appostino e perbenino, che io potrei tramortirti con effetti speciali mai visti prima.
Io ti devo avvisare che, in realta', l'altra sera Dear Husband ha tirato fuori il suo stetoscopio da studente di osteopatia, e ha provato un po' alla cieca a sentire il cuore di Picco. E siccome ci eravamo appena sfondati di curry, piu' che rumori di stomaco non ha sentito. Lui se la rideva assai, e io spazientita gli ho chiesto di passarmi lo stetoscopio. Non l'avessi mai fatto: sono stata travolta da scricchiolii, sfrigolii, boati e ululati che non vi sto a dire. Insomma, mi ero convinta di avere un Gremlin in pancia. Altro che Picco.

Ma la midwife imperterrita tira fuori il suo aggeggio doppler, e me lo accosta alla pancia. e io sento rumori vari, ma non mi scompongo - tanto lo sapevo che sono un caso senza speranza, dai, facciamo in fretta che mi imbarazzo. Poi alzo lo sguardo, e vedo la donnina tutta sorridente che mi sorride ancora di piu', e mi fa cenno con la testa con fare di chi sta condividendo un segreto bellissimo.
E io lo sento, finalmente lo sento. Tra echi e rimbombi, sento un treno che va a tutto vapore. E sgrano gli occhi, come per dire 'Ma sei sicura?1 Ma e' proprio lui?'
Si  si, e' proprio lui.

No, perche' io alle cose belle ultimamente faccio fatica a credere.
Anche al fatto che Picco abbia una probabilita' su Duemilatrecento di essere Down. ah, ve l'ho gia detto? Ah okkey, mi sembrava di non avervelo ancora detto...
Insomma, anche a quello faccio molta fatica a credere.
E anche che laggiu' non ci sono solo gas e altre cose da esorcista - c'e' proprio Picco.

E niente, allora poi mi son messa in auto e sonon venuta qui in uni, ancora in leggings e maglietta stropicciata. Mentre guidavo avevo la radio accesa, ma mica la ascoltavo. Ero tutta un sorriso a milledenti e bramosia di dire al mondo di questa cosa. Finche' mi sono accorta che ero sintonizzata su un canale di musica tecno. Orrore (detto con la erre moscia, naturellement)! Io che da mesi ormai mi faccio solo di musica classica per stare tranquilla e rilassata e cercare di passare incolume non solo per le ansie della gravidanza (l'ho detto l'ho detto: gravidanza..e che ci vorra' mai a dirlo ;-)), ma anche per questo mega trasloco.
Io che son diventata una nazi della moderazione, del buongusto e della vista salutista.
Io che assolutamente Londra la snobbo perche' mi si schiazzano le scarpe di fango e unto, e poi orrore orrore, e' piena di gente ;-)
Massi dai, tanto ormai l'avete capito che Sfolli e' una snobbona antisociale. Oppure una troglodita cavernicola con seri problemi relazionali.
Ecco, moi, sintonizzata sulla musica tecno a sorridere come una ebete.

heheeh
ciuff ciuuuuuffff

PS Poi sono arrivata in uni e mi sono fiondata a dare la notizia alla capa (quella buona). E lei prima ha festeggiato con me, poi mi ha fatto notare che sti leggings sono un po' come dire, leggerini, e che mi si vedono le mutande. Ecco, io ora dovrei fare almeno un litro di pipi, ma non so se mi posso avventurare fuori dall'ufficio in questo stato. Che dite, vado? Oppure sto qui e agonizzo in nome del mio sublime buongusto, mentre ascolto musica classica e me la faccio sotto? io vado eh.....okkey, vado!

lunedì 18 luglio 2011

I like London (in the rain)

E anche i saluti a Londra sono passati. Leggeri, delicati e frizzanti come una bollicina. Si, perche' la tappa del goodbye tour, che questo fine settimana ha toccato la (parte paterna della) famiglia di Dear Husband e gli amici di Londra e' stata inaspettatamente leggera e divertente.
Inaspettatamente perche' io di solito oooooodio andare a Londra.
E lo dico con l'aria di Puffo Brontolone, tutto una piaga sociale lagnosa, rognosetta e rovinafeste. Peggio della forfora, della pipi e delle zanzare nel mezzo della notte, dell'alito fetente e delle formiche in casa.

Perche' una cosa e' andarci da turista, per la prirma volta, ed esplorare tutte le cose nuove ed eccitanti che Londra ha da offrire. Ma tutt'altra cosa e' tornarci dopo che per anni ci si e' fatta la spola fine settimana si e fine settimana anche, in quegli anni in cui io vivevo a Nottingham e Dear Husband abitava ancora a Londra.

A me non esalta proprio stare in metropolitana un'ora per andare anche solo a fare la spesa, dribblare orde di gente, farmi frantumare gli alluci dei piedi (e anche molto altro) da turisti che vanno in giro con il naso all'aria, farmi trascinare da un pub all'altro fino a sprizzare alcol da tutti i pori, mangiare robaccia fritta in piedi al freddo, con l'unto che mi cola giu' per le mani e mi cade sulle scarpe, gia' imbrattate di pioggia e fango di cui quei maledettissimi autobus a due piani mi hanno ricoperta passandomi a un millimetro dal marciapiede.

Ecco, a me ste cose non mandano esattamente in visibilio.
Chiamatemi pure bradipo, chiamatemi pure provinciale, chiamatemi pure un'ottantenne dallo spirito ammuffito, ma io a ste cose rinuncio volentieri. E a me Londra dopo 24 ore comincia a mandare in circolo una claustrofibia, una collera cieca e implacabile che ne basta la meta'.

E siccome mi conosco, quando ci devo andare faccio di tutto per ritagliarmi dei momenti miei, tra la frenesia di visite a famiglia e amici, in cui posso stare in un posto, uno qualunque, ed estraniarmi. Chesso', vado alla stazione di Victoria, mi compro il Sole24Ore della domenica, e mi accascio su una panchina a leggerlo; oppure mi chiudo allo zoo per un pomeriggio a parlare con le lontre.
Oppure, mi organizzo uno spuntino in qualche posto sfizioso. Come stavolta, che mi sono programmata un bel trip da Bubbleology, un bar trendy nel ben mezzo di Soho, che pare sia uno dei pochi in tutta Londra che offre il bubble tea.

Io manco lo sapevo cosa fosse il bubble tea: l'ho scoperto da Wanesia, e non ho potuto resistere.
Insomma, sta cosa e' un gran biberone con dentro di tutto: frutta, aromi, te solubile, latte inn polvere, ghiaccio, e....perle di tapioca, che sono delle cose gommose nere che tu aspiri tramite mega cannuccia inserita nel suddetto biberone.
Una goduria immensa.
E il bello e' alla fine, quando ti sei ciucciata tutto il liquido, rimangono solo le palline di tapioca
(che io giustamente sono stata ingorda e ne ho chiesto la doppia porzione)


le quali nel frattempo si sono un po liquefatte, e piu che perle sembrano quelle sorpresine che c'erano nelle patatine nei magnifici 80s, quelle palle di gomma che si potevano lanciare su qualsiasi superficie di vetro e loro rimanevano li, appiccicate, avvinte come l'edera per un bel po', finche' non si decidevano a scivolare giu giu, languide e inesorabili, fino a spiaccicarsi per terra.
Ecco, quando la tapioca raggiunge questo stato, tu per aspirarla devi fare rumori indecenti con la cannuccia. L'operazione poi funziona ancora meglio se svolta sul treno, possibilmente nel vagone silenzioso, quello dove se tiri fuori un cellulare ti polverizzano con lo sguardo in un nanosecondo.
Ecco, io questo ho fatto.

Ma non solo.
Ho anche proclamato ad alta voce, mentre io e Dear Husband eravamo schiacciati come sardine sulla metro, che capivo benissimo cosa passasse per la testa ai terroristi quel 7 luglio di 7 anni fa.
Perche' non solo odio le folle, ma adoro anche mettere in imbarazzo Dear Husband, con il suo very British sense of politically correctedness e di cosa si dice o non di dice in pubblico.
Una volta eravamo a teatro e ho decantato le eccelse doti di agilita' e flessuosita' di quel ballerino la', massi', dai quello che spiccava tra tutti per quanto era bravo....ma dai, come chi? Quello NERO, no?!
Insomma, cose cosi.

Ma la gita a Londra non e' stata divertente solo per questo.
E' stato bello poter annunciare a tutti di Picco.
Perche' finalmente, settimana scorsa, ci sono arrivati i risultati della translucenza nucale combinata all'esame del sangue.
E indovina indovinello quante probabilita' ci sono che abbia la Sindrome Down?

No, dico, sparate un numero (sparatebasso-sparatebasso-sparatebasso).

Quando mi arrivarono i risultati, telefonai a Dear Husband gridolinando dalla gioia, e gli chiesi di indovinare: una probabilita' su quante (sparabasso-sparabasso-sparabasso)?
Mi disse 14.
Una probabilita' su quattordici che Picco sia Down.
E ti pare bassa?

No, perche' io guardavo alla media delle donne quarantenni, visto che ho le uova vecchie bla bla bla.
Che sarebbe intorno a una su 100.
E invece che dice il nostro test?
1 su 2300.
No, voglio dire, Una-su-Duemilatrecento!
Io prima ho esultato, poi mi sono detta 'Ma questi danno i numeri del lotto. Ma che sono su candid camera? Non e' che per caso il test l'ha fatto la Lobotomizzata? Che tra un raglio e un nitrito si mette a cantare GiraLaRuota e spara numeri a caso?'
Comunque, fatto sta che pare che PICCO NON SIA DOWN.

Prego osservare un minuto di silenzio in onore della nostra buona stella, che io mi sento davvero baciata dalla fortuna come non mai.

E insomma, e' stato bellissimo poter finalmente annunciare La Cosa al mondo intero.
Soprattutto alla nonna di Dear Husband. Ovvero a lei che dall'alto dei suoi novantanni comanda ancora la famiglia come una matriarca di una volta, dal suo salotto presidenziale, bicchierino di sherry in una mano e telecomando della poltrona elettrica nell'altra.
Lei che ha sangue blu che le scorre nelle vene; lei Lady; lei che fino a dieci anni fa faceva volontariato nelle case di cura per bambini disabili; lei che durante la Seconda Guerra Mondiale guidava i fuoristrada ed era a capo di uno squadrone di donne soldato; lei la cui madre, la Contessa Eva, fu fonte inesauribile di storie per bambini, tutt'ora pubblicate e affiancate dalle illustrazioni di fior fiore di professionisti come il creatore di Winnie the Pooh; lei che ora gira tranquillamente con la sua anca nuova; lei che non si lamenta mai, e che e' fonte inesauribile di storie incredibili quanto vere.

Ma soprattutto, lei che quando le parlavo delle mie ansie su Picco, ha pensato bene di rassicurarmi con la storia di quanto partori' il papa' di Dear Husband, nel comfort di casa sua, giocando a canasta attraverso le doglie, fino all'ultimo minuto, con la levatrice. A canasta! Durante le doglie!
E che al mio sguardo attonito e basito, si giustifica 'Dovevo pure passare il tempo, no?'.
How very English.
Ecco, si, io credo che piu che giocare a canasta con la levatrice, quando sara' il momento, giochero' a piantare le unghie nella carne di Dear Husband, a smadonnare e a prendere il primo che passa a pugni tipo punchball. Cosi, perche' 'Devo pure passare i tempo, no?'.

E insomma, per la prima volta da tempo immane, ieri sono tornata da Londra canticchiando, tutta leggera, contenta e beata, le prime note di questa:

venerdì 8 luglio 2011

England, oh England!

In pausa pranzo stavo andando al nuovo corso di belly dancing organizzato qui in universita' (mi sto 'sacrificando' per Picco, che agli ultimi avvistamenti sembrava appassionato di ballo), e mentre passavo per un corridoio abbastanza affollato, tutta assorta dai miei pensieri, percepisco un frammento di conversazione in italiano. Erano due studenti che discutevano dei dati di un lavoro per una tesina di fine anno, e avevano un accento inconfondibilmente veneto.
Allora mi si sono risvegliati i neuroni e ho cominciato a prestare orecchio alla cacofonia di lingue diverse che mi circondava: inglese, cinese, spagnolo, italiano...e la cosa che mi affascinava era che dell'italiano avevo riconsciuto immediatamente l'accento, come se fosse un riflesso condizionato, mentre a parte l'inglese, di cui posso riconoscere alcuni accenti a grandi linee, delle altre lingue non avevo idea.

In tutto questo mi sono sentita contenta, come se fossi a casa mia, in veranda, avvolta in una grande coperta patchwork, fatta di tessuti e di consistenze diverse, ricamata in stili e fantasie diversi, alcuni familiari, altri completamente irriconoscibili.
Una coperta sterminata, che si avvolge intorno al mio corpo e si estende oltre, col suo intrecco di fili inestricabili: quelli di lana ruvida e frusciante come l'olandese, quelli di filo metallico e scintillante come il tedesco, quelli di caramello abbrustolito come il francese, quelli di lino bianco e immacolato come il russo, quelli di seta fresca e scintillante come il cinese, quelli di quelli di pelle spessa e profumata dell'arabo, quelli di capelli corvini e dispettosi dello spagnolo....e poi c'erano l'inglese e l'italiano, ma quelli mi sono, a modo loro, troppo familiari per poterli definire.

E tutti questi fili si dipanavano oltre, in un infinito intreccio di trame misteriose delle quali volevo far parte anche per un solo istante. Perche' io non ho mai saputo resistere al fascino di una lingua sconosciuta, delle inflessioni insaspettate, delle cantilene esotiche, dei territori a me ignari e inseplorati, con i loro picchi e le loro valli, i loro tornanti e le loro bizzarre stratificazioni.

A suo tempo, 13 anni fa, Dear Husband mi tese uno di questi fili, ed io non seppi resistere.
Non seppi resistere a quell'accento sconosciuto, a quelle espressioni inedite, a quei vuoti nelle sue frasi che dovevo colmare con la mia immginazione, visto il mio vocabolario al tempo ancora scarno. Era come se mi stesse raccontando una storia vagamente familiare, ma la sapesse intrecciare in un modo completamente diverso, sorprendente, e affascinante.
E questo mi faceva sentire come oggi, in quel corridoio di voci, avvolta in quel pezzo di mondo del quale non potevo che afferrare un lembo, uno stralcio di conversazione sospesa nell'aria, una certezza subito evaporata nell'aria.

Certo, ora che capisco tutto quello che mi dice, la magia un po' e' sparita (d'altra parte Dear Husband me lo dice sempre, con aria sdegnosa e rimproverante, che sono una cinica incorreggibile). Ma non e' questo il punto.

Il punto e' che mi manchera' questo intreccio di suoni, questa musica improvvisata che si rinnova ogni volta diversa, ogni volta familiare ma estranea allo stesso tempo.
Mi mancheranno pure le parole di questi luoghi. Mi mancheranno le varie Citta' delle Api (Beeston), i Campi di Segale (Rylands), i vicoli di Londra che si chiamano Scuderie (mews), e of course, anche il quartiere di Sherwood, ora un misto curioso di viali alberati, ristoranti etnici, murales e case popolari.

Mi mancheranno le bizzarrie della pronuncia inglese, soprattutto quelle straniere altisonanti, con le quali l'inglese si arrabatta come meglio puo', come un orso bendato ignaro del fatto che si sta aggirando tra cristalli preziosi e antichi:
i focai (foci),
i prinkipia (principia),
i modus operandai (modus operandi).

Ma anche quelle di uso comune, che l'inglese raffazzona come un cuoco ingenuo e maldestro:
il TiramI'su,
gli spaGEtti,
la lasagnA,
i GNoccI (con la g dura),
le cene Al Fresco (che a casa mia vuol dire "in prigione").

E poi mi mancheranno le prime espressioni che imparai quando arrivai qui, quasi 8 anni fa:
il pretenzioso preposterous (assurdo, grottesco), da pronunciare sillabando bene le p, come se ti venisse da sputare in un occhio al tuo interlocutore,
il roboante outrageous (oltraggioso),
il fumettoso pearshaped (una faccenda andata male)

E mi mancherano anche tutti i termini medici, si anche quelli, che ho assorbito durante questo nostro viaggio tra IUI e FIVET:
il theatre per dire la sala operatoria (eggia', perche' in effetti io sono li, tutta smutandata, e sono in molti a fare da spettatori)
la PMA, che in inglese non sta per Procreazione Medicalmente Assistita, ma per Positive Mental Attitude :-)
i consultants, che mi sembra un modo meno intimidatorio di dire dottori

...e potrei continuare, ma e' ora di preparare la cena.

Questa sera siamo solo io e Picco, che nonostante sia fonte di preoccupazioni e ansie, nonostante giochi a nascondino con i sintomi, nonostante ancora non si decida a regalarmi un bel paio di tette nuove, nonostante ci faccia maramao quando l'ecografista cerca di misurarlo (ti prego, Picco, cerca di non avere la sindorme Down)...nonostante tutto, almeno lui non si lamenta della mia cucina vegetariana.

[Piccola Parentesi]
Per la cronaca, l'altra sera Dear Husband, stava impacchettando delle cose sue, per il trasloco (ormai siamo in piena frenesia da trasloco), era gia' passata ora di cena da un bel po', e stremato mi dice, con il suo tipico aplomb inglese (quello invece me lo tirero' dietro fino al borgo pedemontano):

"Non e' che potresti cucinare qualcosa che posso mangiare anch'io?"

O_o
Nel senso, io non posso mangiare la carne che mangia lui, per ovvi motivi (sono vegetariana), ma lui non mi sembra che sia impossibilitato a mangiare le cose vegetariane che cucino io, no?
Certo, la mia frittata ai pisellini dell'altra sera non sara' stata esattamente un'orgia culinaria, ma neanche il pastone del cane, mi pare. O no?
Comunque ho capito dai vostri commenti che non sono l'unica ad affrontare certe questioni.
Solidarieta' culinaria, donnine mie!
Buon week end estateggiante a tutte voi!!!

mercoledì 6 luglio 2011

Teatrini Surreali


Teatrino surreale n. 1

Questa mattina con Dear Husband stavamo facendo la lista della spesa.
Io scrivo:
uova
burro
latte
pane
frutta & verdura
lenticchie
formaggi 

Dear Husband ci da un'occhiata e dice, serissimo:
Ok, ora ci serve del "cibo vero"

O_o

Nel senso che per lui, che e' carinvoro, se la lista non include almeno un bel bisteccone, non si puo' considerare una lista di "cibo vero".
Per fortuna che si e' pure letto, spontaneamente e senza la mia minima pressione, il libro di J. Safran Foer, '"Se niente importa", e aveva anche deciso di smettere di mangiare carne ogni giorno.

Teatrino surreale n.2
Questa mattina mi sveglio tardi e tutta inbozzolata nella mia fedele compagna bradipite. Prendo l'autobus per venire in universita', e tra un vecchietto che mi spintona e una vecchietta che mi molla il bastone sull'alluce, mi faccio strada verso il fondo della vettura.
Per un attimo mi chiedo se non sono finita sul pullmino vacanza dell'ospizio locale; poi mi ricordo che dopo le 9:30 gli over 65 hanno il biglietto gratis e si danno alla baldoria in citta', e metto il cervello in stand-by.
Mi si accosta un signore brizzolato dall'aria distinta e per bene, circondato da tre signore bionde intente ad attirare la sua attenzione. Non faccio in tempo a pensare "Ah, pero', anche a sessantanni passati si possono avere le groupie", che il signore distinto mi attacca bottone.
Parla che ti parla, salta fuori che lui e' membro del club Rotary. Incuriosita, gli dico che anni fa avevo cercato di avere una borsa di studio dal Rotary, ma senza successo, e gli chiedo di raccontarmi quale sia l'intento principale del club. Lui si lancia in un'orazione di mezzora sulla diffusa presenza del club in 200 Paesi diversi, sulla varieta' di lingue e di culture alle quali appartengono i membri, sulle umane sorti e progressive delle quali il club si fa promotore...in un crescendo di entusiasmo e parossismo che culmina in un
"E accettiamo pure le donne come membri del club!".

A-ri-O_o

Evviva le magnifiche sorti e progressive.

Teatrino surreale n.3Entrando in ufficio, ancora un po' spaesata e confusa da queste prime interazioni mattutine, mi chiedo se invece delle facce familiari dei miei colleghi, dietro la porta mi aspetti che so, un incontro del terzo tipo con un'allegra combriccola di uomini della pietra, intenti a ballare il bonga bonga (ooops) intorno al fuoco mentre un agnello sacrificale e' sgozzato come rito propiziatorio alla caccia e la vergine di turno viene deflorata in nome degli dei del raccolto.
E invece no, per fortuna i miei colleghi sono li, sbragati in bermuda e infradito, tutti raccolti attorno al ventilatore, boccheggianti e inebetiti. Si lamentano che un'estate cosi in UK non si era mai vista, tanta la calura e l'afa che da ieri li attanaglia senza pieta'.

Io guardo il termometro. Indica 27 gradi.

Ah, ecco, e io che credevo di aver abbandonato l'Inghilterra per un minuto. Fiiiuuu!
Rassicurata, torno ad aggrapparmi ai miei pregiudizi capisaldi di sempre.
E a sperare che Picco abbia preso abbastanza della mia gnorraggine da passare incolume per i mille Teatrini Surreali che lo aspettano.
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