martedì 28 giugno 2011

Piccoli Alpini Crescono

Il Picco C'E'!!!
Io la devo smettere di tirarmi le pare, no davvero, perche' poi faccio preoccupare gli altri, e non e' giusto...
Okkey okkey, una cosa alla volta: prima Picco, poi le Crocifissioni di Sfolli.
Dunque, Picco c'e', in tutti i suoi 5.9 cm di esagitazione. Si, perche' appena appoggiata la dildo...no no come si chiama mannaggia quella roba li, la sonda?! Ecco, appena appoggiata la sonda sulla pancia - e notare l'astuzia della Sfolli che stavolta non si e' smutandata - e' apparso Picco che ballava la break dance.
Non stava fermo un attimo! Ma allora dillo, Picco, che vuoi tornare al corso di Flashdance, che io ti ci porto anche subito!

Che poi, a ben vedere, oltre a girarsi, scattava proprio come se avesse il singhiozzo. E diciamocelo, che buon sangue non mente, e il piccolo alpino che c'e' in Picco gia' fa le prove di singhiozzo post-sbevazzata di vinello rosso. E infatti, io ve lo dico cosi, a bassa voce, ma l'altro giorno Dear Husband stava bevendo un bicchiere di Primitivo, e un sorso non me lo sono fatto mancare neppure io. Donna degenere. Ma era un sorso minuscolo, neeeee!-
Pero' guarda te Picco cosa ci combina.
Secondo me negli ultimi tre giorni non mi sentivo incinta perche' era in  fase down post-sbornia e non c'aveva voglia di dare segnali.
Non che ora me ne stia mandando, eh, di segnali, pero' ora che l'ho visto mi sento un po' piu' incinta.

Okkey, allora mi sa che e' arrivato il momento, vero? Insomma, lo vogliamo dire?
Dai Sfolli ce la puoi fare, lo devi un po' a tutti quanti eh. Allora, inspira....uno...due...tre....

Sono INCINTA.

Fiiuuuuu...ora espira, butta su il diaframma....e fatti una pera di cioccolato, che te la meriti.
Tanto c'e' quel brufolo la sul collo che non se ne vuole andare da almeno due settimane. Tanto vale approfittarne.
Ah, e poi gia' che ci sto prendendo gusto, volevo dire anche un'altra cosa.
FUCKING HELL!

Ok, ora passiamo alla parte Crocifissione. Perche' io sono una patita della Via Crucis.
Infatti, quando mi hanno detto che avevo la riserva ovarica inesistente (inesistente una bella mazza, mi viene da dire, a sto punto), mi sono buttata a capofitto a cercare ragioni per questa cosa nel mio stile di vita, nei fattori ambientali ai quali mi ero esposta, in tutta una serie di cose che dipendaveano da me, e per le quali ci avrei messo un attimo a colpevolizzarmi.
Ah, da piccola giocavo a far partorire i lombrichi, stuzzicandoli fino all'agonia? Ecco, mi sono tirata addosso il bad karma, e ora non posso partorire.
Ah, a diciassette anni usavo farmi i cannoni? Ecco, ora mi becco le ovaie avvelenate in eterno.
Ah, fino a un anno fa fumavo dalle 4 alle cinque sigarette al giorno? Ecco, povera ipocrita illusa che non sono altro, come dire che 4 o 5 non mi fanno male. Mi fanno male eccome, e infatti mi si sono bruciate le ovaie. Puff
Ah, quella volta in Erasmus flirtai con Dear Husband mentre ero ancora promessa sposa all'ingegnere? Sgualdrina che non sono altro, la nostra relazione e' per sempre condannata alle fiamme!
Insomma, una traggedia.

Questa tendenza all'auto crocifissione e' una cosa della quale non mi liberero' mai, una specie di chewing gum che una volta attaccatasi ai capelli non ti molla piu. anzi, vogliamo parlare della resina delle piante? Quella me la dovette togliere mia mamma a forza di sforbiciate quando avevo tredici anni. E il risultato non fu uno spettacolo particolarmente edificante.
Ma torniamo a bomba.
Oggi vorrei autocrocifiggermi per aver lasciato che le mie ansie si propafassero a Dear Husband e giu' giu', fino al borgo pedemontano, raggiungendo la Iena e mandandola in paranoia.
Ora che sono piu' serena mi rendo conto di aver fatto preoccupare un sacco di gente. E forse ho fatto preoccupare un po' anche voi. E questo non e' bello.

Quindi io qui mi prostro e dall'alto di questo cilicio faccio mea culpa e prometto di
Non sbarellare piu. 
O almeno di provarci.
E magari, che dite, riusciro' anche a rilassarmi e godermela un attimo, questa gravidanza?
(olla, pure il bonus della parola "gravidanza" mi e' uscito - ma quanta intellettual prodezza in una botta sola?!)

lunedì 27 giugno 2011

Rosa fresca aulentissima


 E’ proprio vero che una volta che una donna e’ definita ‘diversamente fertile’, lo rimarra’ per sempre. Che concepisca con tecniche di procreazione assistita, o che ci riesca grazie alla fatidica Botta di Culo, la donna che ha esperienza di difficolta’ di concepimento sara’ sempre una donna che fatica ad avere fiducia nelle capacita’ del proprio corpo di portare avanti una ‘normogravidanza’.
E con questo post io non voglio assolutamente sminuire le ansie e le preoccupazioni delle donne’normofertili’: una gravidanza e’ comunque un’esperienza talmente totalizzante che e’ impossibile viverla in modo ‘sereno’ al 100%. Almeno, credo che una qualsiasi donna dotata di una certa consapevolezza, c he forse viene con gli anni o forse no, chi lo sa, non possa negare di aver avuto almeno un giorno, o una notte, in cui le preoccupazioni e i dubbi sull’essere preparate, o sull’essere all’altezza della situazione hanno calato un’ombra di incertezza sulla propria adeguatezza.
Ma credo anche che per le donne ‘diversamente fertili’ questa esperienza sia vissuta ancora piu’ acutamente.
Insomma, che una sia fivettara o no, se ha fatto fatica a rimanere incinta, il cagotto la attanagliera’ dal primo giorno, e se lo portera’ addosso fino a quando avra’ il pupo tra le proprie braccia. E anche li, siccome non ci sono ancora arrivata, non posso garantire che una poi si senta meglio o in alcun modo rassicurata sulle capacita’ del proprio corpo.
Se da anni lotti con (e pure contro) un corpo che non risponde nel modo ‘standard’, in cui tutte le alter donne intorno a te sembrano rispondere, come fai ad aspettarti che da un momento all’altro, perche’ sei incinta, tutto andra’ da copione? Io non ho fatto sondaggi ne ho grafici o numeri alla mano (che tanto, ne son convinta, lasciano il tempo che trovano), ma mi sembrerebbe davvero implausibile se una donna che ha avuto problemi a concepire mi venisse da un giorno all’altro a dire che si sta godendo la gravidanza senza il minimo dubbio sul proprio corpo.
E infatti io e’ da quell lontano venerdi 5 maggio in cui ho tenuto in mano il primo test positivo nella mia vita che sono in preda al cagotto.
Per dire, non solo non mi sono ancora concessa di festeggiare, o di dire quella fatidica parola ‘inci...’ no no, ancora gne la faccio, sono irrecuperabile.
Io e’ da quell giorno che ogni mattina mi sveglio ringraziando il cielo di non avere crampi o perdite. E’ da quell giorno che ho bandito le mutande con le decorazioni a fragoline, perche’ sono rosse, e quando vado in bagno e mi cade l’occhio mi viene uno svarione e mi ci vuole un attimo a capire che non sono perdite.
E’ da quel giorno che, nonostante la clinica mi avesse messo in mano una mega ricetta per 8 scatole di ovuli al progesterone (da prendersi fino alla dodicesima settimana di gestazione) io mi centellino la ricetta comprandone una scatola alla volta, perche’ “Non si sa mai, che magari domani non ne avro’ piu’ bisogno”.
E’ da quel giorno che ogni mattina e ogni sera indulgo automaticamente, senza pensarci, nel vizio di controllarmi le tette per vedere se i capezzoli a torre Eiffel son ancora li, svettanti e rassicuranti che mi dicono che si, qualcosa si muove.
Perche’ tra tutti i sintomi che una puo’ avere, io di costante ho avuto solo quelli: i capezzoli a torre Eiffel.  E la bradipite e un po’ di pressione bassa. E qualche sogno arrapato (molto arrapato). Ma tutto cio’ da venerdi e’ scomparso.
E infatti e’ da venerdi che sono nel baratro dell’incertezza.
Cioe’, io e’ da venerdi che non mi sento piu’ incinta!
(Ah ecco, vedi che la parola mi viene, quando la frase e’ al negativo? Sono proprio recidiva eh.)
Ed e’ da venerdi che ragiono, o meglio sragiono, sul fatto che venerdi ero a 11 settimane e 4 giorni, quindi ero a 3 giorni dal secondo trimestre. Ora, il secondo trimestre e’ rinomato per essere il migliore, ossia quello in cui ci si sente bene, giusto? Non potrebbe essere che io ho cominciato a sentirmi bene qualche giorno prima? Non sono mica un orologio svizzero, che si sente uno schifo fino allo scoccare della mezzanotte della dodicesima settimana, per poi trasformarsi in una fresco rosa di campo cosi, all’improvviso, vero?
Certo, d’altra parte penso che quell pate’ ai funghi potevo anche evitare di mangiarlo, mercoledi scorso, che poi ho scoperto che non si puo’, e forse ho avvelenato Picco.
D’altronde, se anche cosi fosse, non avrei dovuto cominciare ad avere crampi e perdite?
Si, ma in fondo in fondo, sragiona di qui e sragiona di la, come la mettimo col fatto che io sono ‘diversamente fertile’, e le mie uova sono notoriamente oltre la data di scadenza?
...
Ho reso l’idea? E potrei andare avanti cosi, in loop, all’infinito and beyond.
Insomma, io me ne sto qui, fresca come una rosa, e mi arrovello. O meglio, sbarello.
E conto i minuti che mi separano alla prossima eco. Che grazieaddio e’ domani pomeriggio.
Che poi, anche se l’eco va bene, poi mi fanno anche la traslucenza nucale, e da li potro’ dare il via ufficiale alle paranoie sulla sindrome Down.
E insomma, ora sono in ballo, e che devo dirvi, balliamo...

mercoledì 22 giugno 2011

OggiAMO

Oggi e' una giornata uggiosa (ma vah?).
Tra il sole e la pioggia, non sono quale incoraggi di piu' la mia bradipite acuta. So solo che ultimamente la bradipite sta aumentando esponenzialmente, e siccome sara' pure una cosa bislacca e distraente, ma sempre un sintomo di gravidanza e', io ne gioisco assai.
Come dite?
Sto dando la colpa alla bradipite per procrastinare sulle correzioni della tesi?
Io? Non sia mai che io, Sfolli Regina dell'Efficienza dia la colpa a un po' di pressione bassa per non provvedere alle eccitantissime e necessarissime correzioni della tesi? Giammai.

E infatti eccomi qua, che con i miei soliti ritardi ingiustificati (Clara V, e' proprio una bella gara eh ;-)), a partecipare al grande gioco dell'estate di Nina

OggiAMO

E con lo sguardo rivolto dentro, affondo lontano nello spazio e nel tempo, per cercare quelle sensazioni d'estate che qui dal 2006 non si provano piu. Non sto scherzando: l'ultima estate vera che io mi ricordi qui in U.K. e' stata nel 2006. Povera io italiana emigrata - a me mancare tanto pizza sole e mandolino (e anche la pastasciutta, vah, Scicciolo!).

Dicevo, l'estate del 2006 e' stata quella in cui comprai quell'abitino molto Audrey mentre fantasticavo di mettermelo il giorno del matrimonio, la sera, per il lancio del bouquet, prima di partire per la luna di miele.
Poi all'ultimo minuto ho cambiato idea e mi son messa in minigonna di jeans e parrucca rossa, ma fa nulla.

L'estate del 2006 e' stata quella della luna di miele in California; del cantare in loop "and if you go to San Francisco, make sure you wear, some flowers in your hair..."; dei giri nella Chevrolet decappottabile blu oceano (noleggiata eh), con i capelli al vento, che in quegli anni mi era partito il neurone e li avevo fatti crescere, io, Sfolli, che sono nata con il caschetto crespo e cosi sono rimasta per omnia secula seculorum. 

L'estate del 2006 e' stata quella della mega abbrustolita a Golden Gate Park, che oltre alla pelle ci si era pure fritto il cervello, visto che al ritorno in hotel non vedevamo l'ora di sdraiarci su quel miraggio di lenzuola bianche e fresche, quando la receptionist cinese ci bracco' per dirci che avremmo dovuto fare il check-out, che  la nostra prenozazione era scaduta 6 ore prima .
Oh svampimento da sole, oh leggerezza estiva (oh, gnorraggine cronica)!

L'estate del 2006 e' stata anche quella in cui io e Dear Husband abbiamo scelto la nostra prima casa insieme (in affitto, eh); quella del nostro primo giardino, con le fragoline di bosco, e la lattuga, e i pomodori, e il rosmarino, e il timo alla citronella; quella dei piedi nudi sull'erba croccante; quella dei barbecue fino a sera tarda; quella in cui adottammo Tigro, che ancora non aveva il permesso di andare in giardino e passava le sue giornate a strinarsi il pelo sul davanzale della finestra.

Ma se affondo i piedi ancora piu' in la nel tempo e nello spazio, mi torna in mente un'estate, o forse nessuna estate, o centomila estati.
Insomma, l'Estate. 

Che sono i calippo alla coca cola succhiati con parsimonia e avidita' allo stesso tempo, fino all'ultima goccia, e poi infilzare quel tubo di cartone che rimaneva sulla punta del cancello del cortile, ad aggiungersi alla fila gia' formata dagli altri bambini del quartiere: i calippi alla fragola, al limone, all'arancia....

E la busta di patatine che mi portava mio nonno dal paese, quando andavamo a stare nella nostra casa in montagna tutti insieme: io, mia mamma (allora non ancora detta La Iena), mio papa' (allora non ancora detto Il Gufo) - che veniva a trovarci al fine settimana - i nonni, i cugini, gli zii...
Ele gare con i cugini a chi trovava piu' fragoline di bosco in giardino, e i cugini che dal terrazzo al piano di sotto mi chiamavano la mattina per andare a giocare, e io che mi affacciavo ancora insonnolita e senza occhiali; e le pesche dolci e succulente al forno per colazione, con il ripieno di amaretti e cioccolato; e le battaglie di pigne con i bulli della casa in fondo al vialetto; e io e la mia amica M. che mandiamo mio cugino in missione in fondo al vialetto, in qualita' di ambasciatore, mentre noi ci ritiriamo a giocare a carte nella nostra tana di coperte e rami, quella dietro casa, quella protetta.

E quest'estate?
Quest'estate si prepara una nuova tana, sia dentro che fuori, per Picco.
E allora non vedo l'ora di salire su quell'aereo, e di risalire quelle scale ripide, tra le mura spesse della casa che era dei miei nonni, quella nel borgo pedemontano, quella che ci offrra' frescura e riparo dall'agosto in citta'.
La casa con le finestre perennemente aperte di notte, attraverso le quali si sentono le ruote delle auto che sfrecciano sul ciottolato fino alle prime ore del mattino, ma attraverso le quali arriva anche il profumino delle grigliate di pesce della trattoria di sotto, e anche delle pizze appena sfornate.

Mmmh pizza. Ecco, giriamo pure il coltello nella piaga. Che io invece ancora qui sto, nell'uggiosa Landa di Robin Hood, a sognare di pizza, sole e mandolino (e pure pastasciutta, vah!).

Pero' gia' mi sento un po' in Italia: grazie Nina per aver lanciato questo gioco, e grazie a tutte le blogger che mi hanno aiutata a ricordare, con la loro versione dell'estate.

venerdì 17 giugno 2011

Il ritorno delle Lobotomizzate


L'altro giorno sono andata al mio primo appuntamento con la midwife della mutua.
Ormai, essendo stata dimessa dai Headquarters F.B.I., sono considerata una 'donna normale', e sono stata messa nella mani della mutua, senza possibilita' di appello. Io che guardavo i miei agenti con occhi da cagnolino implorante: Vi prego, tenetemi con me, non abbandonatemi nelle grinfie delle lobotomizzate, no le lobotomizzate no!! E gli agenti, irremovibili, mi hanno strappata dal grembo amorevole del loro bunker, e mi hanno buttata nel mondo reale.

E allora niente, sono andata dalla midwife.
Che io credevo volesse dire ostetrica, insomma, una qualificata, con uno studio tutto suo con diplomino al muro, che si aggira all'interno di strutture linde e immacolate, scalpitando sicura nei suoi zoccoletti bianchi in tono con l'altrettanto rassicurante camice bianco.

E invece no.
La midwife, scopriro' dopo, e' una levatrice. Cioe' una che fa la squatter nella prima stanzetta che si libera all'interno di un ospedaluccio di periferia, e se ne sta li, sperando che le pazienti la scovino nel labirinto dell'ospedaluccio, i cui corridoi piu' che lindi sanno di moquette ammuffita (e manco bianca).
Ma ormai all'odore della moquette al posto di quello di disinfettante ci sono abituata. Anche dal dentista e' cosi. E infatti per faccende che vanno oltre un semplice controllo, col cavolo che mi faccio visitare dai dentisti inglesi (e non sono l'unica italiana a dirlo).

Comunque.
Siccome la receptionist mi aveva mandata lungo il corridoio sbagliato, io e la midwife siamo state ad aspettarci l'un l'altra, invano, ciascuna nella propria postazione, per venti minuti.
Finche' non mi telefona, chiedendomi se mi ricordavo dell'appuntamento. Eh si che mi ricordo, ti sto aspettando da venti minuti, o lobotomizzata.
Chiarito il qui-pro-quo, mi dice di andare alla reception.
E li la vedo venirmi incontro. La midwife, troneggiante in tutti i suoi 100 e passa kili per un metro e ottanta di cinquantenne. La valkiria in veste borghese. La massaia dal polpaccio grande quanto il mio giropetto.
E gia' me la vedo, la massaia dal tricipite di acciaio, che si adopera ad estrarre pupi dalle viscere di donne ululanti, instancabile e indefessa, dedica alla missione fino all'ultima goccia di sudore (anche quello di acciaio). Gia' me la vedo, che punta il possente polpaccio contro la prima superficie verticale che le capita, per estrarre creature violastre da donnini abbarbicati alle sue possenti trecce da lottatrice di sumo.

La Lottatrice di Sumo, senza nemmeno dire Hello, mi indica col ditone un altro corridoio, mentre si avvia a grandi falcate verso la receptionist, e le abbaia contro uno scorbutico rimprovero per avermi mandata nel corridoio sbagliato.
Poi si gira verso di me.
Gelo nel sangue.
Oddio, la Lottatrice ora se la prende anche con me, dov'e' l'uscita di emergenza? Dov'e' il pulsante 'eject' quando serve?
Ma la lottatrice mi conquista lanciandosi in una profusione di "Scusi-non succedera' piu'-sorry sorry sorry". Ok, la faccenda sta prendendo una piega migliore. Mi comincia anche a piacere, questa cosa della donna-roccia a cui aggrapparsi nel momento del bisogno. Lei e Picconatore andranno sicuramente d'accordo.
Ce la possiamo fare.

Ma anche no.
Perche' appena entro nello studio, realizzo che c'e' un'altra squatter, appostata a prendere appunti. Non si capisce se sia l'assistente, la trainee, o una che passava di li e ha trovato lo studio aperto. Ma tant'e'. La bionda dallo sguardo glaciale sembra irremovibile.
Vabbe', dico io, ricevero' il doppio delle attenzioni.
Che bello, finalmente qualcuno comuncia a prendermi sul serio. Dopo tutto, me lo merito, no, di avere il doppio delle attenzioni? Io povera vittima reduce da due Fivet. Io povera sfollicolata con le uova che non si sa se sono gia' andate a male. Io che a sentire i medici tra un paio di anni gia' potrei andare in menopausa. Io povera italiana emigrata a cui mancano il sole la pizza e il mandolino.
Io povera sfigata, insomma, avro' pure diritto al doppio delle attenzioni, no?
Dai dai vorrete pur farmi delle belle analisi del sangue. Io sono qui, che mi prostro innanzi all'altare dell'ago, porgendo fiduciosa le mie braccia in nome della Sindrome da Lisa Simpson.
E anche una bella ecografia, vorrete pur farmela, no? Che io ho lo smutandamento facile quando si parla di ste cose. Come dici? Eco-gra...eccomi, pronta, smutandata e a gambe larghe, yyyy-ha! (la prossima volta mi porto pure il cappello da rodeo)

E invece no.
Perche' al posto della visita-coccola, parte il teatrino dell'assurdo.
La bionda dallo sguardo glaciale dice che si, deve prelevarmi il sangue.
Ma non sia mai che mi facciano le beta, noooo.
Il prelievo e' per controllare il mio gruppo sanguigno, l'Epatite, la Talassemia e attenzione-attenzione, l'HIV! Ora, voi potrete non sapere che io il grupo sanguigno, l'Epatite e la Talassemia li avevo gia' controllati prima di fare la Fivet. Ma credo che vi ricorderete che l'HIV l'ho fatto, eccome se l'ho fatto, dopo due viaggi in ospedale e incontri ravvicinati con varie lobotomizzate che sostenevano che il mio campione non era mai pervenuto.
E invece niente, gli esami vanno rifatti.
Perche' la midwife non ce la fa ad alzare la cornetta e chiamare il mio medico di base, per avere gli esami.

Allora la bionda mi mette il laccio emostatico.
E in quel momento, le cadono nell'ordine: il batuffolo di cotone, lo scotch per fissarle il cotone, e la provetta
Ora, dall'alto della mia piccola esperienza di adoratrice dell'altare dell'ago, io vorrei sapere perche' le infermiere devono sempre, immancabilmente e inesorabilmente mettere il laccio, stringerlo e poi...guardarsi in giro con aria di chi e' finalmente tornato alla vita da un lungo sonno, e mettersi a cercare il necessario per il prelievo. L'ago? Oh, dove sara' mai l'ago? La siringhe, dove saranno finite queste bislacche malandrine?
E io intanto vedo il mio braccio assumere cangianti colorazioni dal bluastro al porpora fino al viola parata funebre, e la sensibilita' nella mano diventa un lontano ricordo.

Ora io vi chiedo, o lobotomizzate, vi fanno un corso apposta, affinche' voi impariate la sequenza corretta, e poi la mandiate all'aria nel modo piu' creativo possibile?
Fate proprio dei concorsi apposta, su chi trova il modo piu' creativo per far sbarellare pazienti?
Perche' non mi sembra difficile, che una PRIMA si prepari l'ago e la siringa, e anche il batuffolo, lo scotch e la provetta, e POI metta il laccio al paziente. No?

Ma passiamo oltre.
La bionda procede col prelievo. E si accorge che il sangue non arriva. Prova, riprova, mi fa stringere il pungno, ma niente. E allora, non sapendo piu' che fare, sparte con una risata cavallina.
Non so se avete presente, quando una e' in imbarazzo e fa quei grugniti col naso, tipo cavallo? Ecco, LEI.RIDE.COSI'. Mentre io la guardo perplessa, con ancora l'ago in braccio.

Ora, io capisco che magari questo e' il tuo primo giorno di training, magari sei nervosa, magari il giorno in cui vi insegnavano a prelevare il sangue al corso per levatrici tu avevi la febbre a 40. Capisco tutto. Ma non metterti a ridere: chiedi scusa, piuttosto!

Comunque, la mia fiducia ora e' tutta nella Lottatrice di Sumo. Ti prego, lottatrice, almeno tu: non deludermi.
E invece lei che fa, quando le dico che questa gravidanza (uuuh l'ho detto l'ho detto: gra...vi.....dan....za!) e' il frutto di una Fivet?
Llei, tutta sorpresa (perche' ovviamente il medico di base non le aveva fatto avere la mia cartella) apre il faldone preposto. E comincia a mettere varie crocette di qua e di la. E sull'onda dell'automatismo, mi dice: Quindi tu hai fatto la Fivet, ma niente pick up e niente transfer, vero?
Oddio.
Ma questa da dove viene? No, perche' e risaputo che fare la Fivet vuol dire andare a margherite per i campi in fiore, farsi una passeggiata nel bosco, e poi toh! ritrovarsi con un ambrione in pancia, cosi, per pura volonta' dello spirito santo.Che poi, insomma, quanto la mettiamo giu' dura, noi Fivettare, eh. Vero, cara la mia midwife?

Io lo ribadisco, questa e' gente che si fa tre anni di corso. Ma mi viene il sospetto che nella prima lezione ti diano una dispensa di 10 pagine sulla procedura base. E poi, se una paziente devia un attimo, arriva il bello. Chi si sbizzarrisce di piu' in maniere creative per sputtanare la mutua, vince un diploma ad honorem.

Stremata da tanta incompetenza, sono pronta a premere il tasto 'Eject', e a scappare da questa gabbia di matti.
Ma la bionda mi bracca, mi sfodera un bel sorriso pieno di nonchalance che rivela la sua totale ignoranza delle colossali figure nelle quali si sono entrambe appena esibite, mi invita a partecipare ai corsi pre-parto che lei stessa medesima conduce con cadenza settimanale. Sai, vorrai mica restare con delle perplessita', delle domande irrisolte, delle lacune di conoscenza.
Ah si, cara la mia midwife, di te mi fido ciecamente, grazie tante della dritta.
Come farei senza di voi?

lunedì 13 giugno 2011

Innesti (meglio tardi che mai...)

Io sono sempre quella che arriva in ritardo. Ma non per fare l'egocentrica o la VIP: proprio ho i ritmi lenti.
Da piccola, a quanto pare, fino a due anni non ho parlato ne' camminato decentemente. Andavo a gattoni velocissima, e blateravo nella mia lingua inventata (e mi spazientivo se la gente poi non capiva che Gna' voleva dire "Passami l'acqua che sto a morir di sete!"). E sperimentavo con in congiuntivi ("Tu credessi che io sarebbi scema?", dissi notoriamente una volta al Gufo in un momento di stizzosa frustrazione). Ma di parlare decentemente, o di camminare in posizione Homo Sapens, niente.

Poi ci ho messo 7 anni a finire il dottorato. Si, avete letto bene, SETTE anni. Finalmente ho avuto il coraggio di fare outing. E' che "Non era la mia materia - Ero in un Paese straniero - Ho sempre lavorato perche' non avevo la borsa di studio - La mia relatrice era cattivissima - Sono capitata in un dipartimento di pazzi furiosi - C'e' stata l'invasione delle cavallette - Il gatto mi ha fatto la pipi' sulla tesi - anzi no, mi e' caduta nella vasca da bagno mentre ripassavo (e questa scusa l'ho usata veramente, una volta al liceo)".

Poi per concepire il Picco-Ramarro ci ho messo due Fivet (e due IUI di rodaggio). E questa, si sa, e' storia.

Insomma, io volevo partecipare al fantastico progetto Innestare, lanciato in rete da Stima di Danno, insieme alle creativerrime Pentapata, Owl, Luciebasta, SuSter e tutte le altre meravigliose artiste del web, ma poi sono stata rapita dalla Gnorry-nebulosa e non ce l'ho fatta. Pero' sabato con degli amici ho cercato di provvedere, e questo e' stato il risultato:




Li per li mi sembrava una cosa riuscita. Poi ho capito che era notte tarda e non ero proprio lucida lucida, e ho oggi deciso di tornare alla mia location. Allora mi sono presa un po' di tempo da dedicare a questo godurioso progetto, e sono tornata in centro, dove svetta l'opera di Anish Kapoor, lo Sky Mirror


Questa volta di giorno, che magari rende un attimo meglio, e capite di cosa si tratti: ovvero trattasi di un disco concavo - o convesso, dipende da quale parte lo si guardi -


- che riflette l'ambiente circostante, nella fattispecie, il teatro Playhouse della ridente cittadina di Robin Hood. Non vi sembra che richiami molto l'idea di un utero? No? Sono io che sono leggermente ossessionata, ultimamente?
Beh, a me ricorda un utero, e allora ho pensato di innestare un bel Picco-Ramarro proprio li, alla base dello Sky Utero, nel cuore della Nottingham chic, davanti agli sguardi perplessi di chi sorseggiava pre-dinner drinks in anticipazione dell'ultima versione sperimentalissima (e a quanto pare pallosissima) del Faust.




Io li ho attaccati con il pongo, uno davanti allo Sky Utero (dalla parte concava)

e uno dietro (dalla parte convessa).

Speriamo che siano belli caparbi e rimangano li, abbarbicati e irremovibili. Nonostante il vento e le intemperie di questi ultimi tempi britannici.

mercoledì 8 giugno 2011

Ceci n'est pas une feto

Eccolo eccolo, il Picconatore Ramarro!
Cioe', siccome Dear Husband insiste ancora una volta che e' una cosa troppo privata, non posso mettere la foto vera del Picco/Ramarro.
In compenso pero' vi metto una foto di un feto di gallina. Non e' carinissimo? E vi assicuro che non e' poi cosi diverso da quello che ho in pancia in questo momento. Anzi, la qualita' di questa foto e' molto migliore.

Okkey okkey, basta fare la sbirulina (per non dire la cazzona..oops...ormai mi conoscete: quando sono esaltata e sollevata, divento una buzzurra, come dice Scricciolo). Seriously. Sono contentissima!! Che sollievo!!!

A parte che ci hanno fatti entrare con mezzora di ritardo, durante i quali si sentivano snervanti ridolini e varie reazioni emotive attraverso i muri di cartone. A parte che appena ci hanno chiamati mi sono fiondata sul lettino, gia' pronta e smutandata. A parte che la donnina preposta mi ha guardata come se fossi una pazza, e mi ha gentilmente suggerito che "A nove settimane non e' piu' necessario fare l'eco interna, quindi potevo anche gentilmente ricompormi e chidere le gambe". A parte la figura di cacca, che non mi ha scalfita per nulla. Tanto ci sono abituata. E poi, li per li, avevo altri pensieri.

A parte tutto, finalmente la donnina ci ha mostrato le tanto agognate immagini.
C'era il cuore, c'era la testa (che stavolta era la testa per davvero, non il pranzo al sacco/vitellino), e c'era pure un abbozzo di arti (ommioddio, emozione!). E poi c'era la striscia primordiale. Che non e' l'equivalente delle odierne pippe di cozza al tempo dell'uomo di Neanderthal, bensi' una cosa che ossessiona Dear Husband ormai da mesi.
Ovvero da quando lesse nel suo libro di embriologia che e' l'origine del cervello come organo cosciente.
Questa cosa lo affascina un sacco. Tanto che ogni volta che ci apprestiamo a scrutare l'immagine dell'eco, cioe' sia questa che l'altra volta, la donnina non fa in tempo ad aprire bocca per illuminarci, che lui se ne esce con un garrulo "Eccola li, la striscia!". Secondo me lo fa per far colpo sulla donnina di turno. E infatti loro, non si capisce se per accondiscendere, o per camuffare la loro ignoranza del suddetto concetto, fanno immancabilmente si con la testa, e dicono 'Yeah', con tono da provette anatomiste.
A me sembrano tutti pazzi. Io sta striscia mica l'ho mai vista.

Comunque, l'altra cosa che c'era erano le budella, che, tenetevi forte vi prego, sono ancora ESTERNE al corpo. Cioe', il Picco se ne sta li, che gongola beato e ciuccia dal pranzo al sacco, e gli penzolano fuori le budella! E la donnina ce l'ha detto proprio cosi; ci ha detto "And these are the guts, hanging out".
A quanto pare, poi piano piano vengono riassorbite, e rimane solo il cordone ombelicale.
Eccovi servita l'informazione splatter della giornata.

Ecco, mi pare sia tutto. Ah, misura 2.6 cm. Il Gufo era in brodo di giuggiole, come si dice dalle nostre parti (e vuol dire 'era tutto emozionato').
Scusate se nonn ho aggiornato prima, ma siamo tornati a casa affamatissimi e abbiamo appena finito di cenare. Si vede che le belle notizie mi rendono famelica, oltre che buzzurra.
:-)

Thanksgiving Day

Lo so che non e' il Giorno del Ringraziamento, lo so che e' un mercoledi qualsiasi di una settimana qualsiasi, di un mese qualsiasi; ma io oggi sono in vena di ringraziamenti.
Vi voglio ringraziare per il tifo, il calore, la vicinanza, il sostegno,i consigli, l'empatia, l'ironia, il cazzeggio: per TUTTO: Grazie di Cuore!

E poi volevo ringraziare anche quelle bellissime donnine che mi hanno ricoperta di awards (si, arrivo con un ritardo imbarazzante, ma che vi devo dire, e' colpa della bradipite?!...).  Per le cose su di me, come richiesto da blog award, qui ne trovate un po', cosi evito di tediarvi ulteriormente con le storie della mia secchionaggine e delle mie sgrammaticate uscite gallinesche. Per i ringraziamenti, Grazie Mammadesign, Sunshine e Liz per il Lovely Blog Award, e Grazie a Lavinia per il Liebster Award :-)
E poi, come dire...non c'entra niente, ma CONGRATULAZIONI a Liz, che ha finalmente partorito la sua Ballerina!

E giustamente ora vi chiederete: Ma che le e' preso a Sfolli - le e' venuta una crisi mistica? Le si e' trasformato il cervello in melassa e gelatina negli ultimi giorni di assenza dal blog? Le scoppiato l'ormone del Mulino Bianco?
No, niente di tutto cio'. Anche se ultimamente i momenti di bradipite acuta abbondano; come stamattina, che dopo un'ora di yoga ero gia' ridotta in uno stato di spossamento gelatinoso che mentre guidavo per tornare a casa mi sentivo scivolare giu' giu' verso i misteriosi anfratti dell'Underworld.

E' che stasera finalmente ho l'eco delle nove settimane.
Quella privata, che mi sono regalata da sola, perche' io altrimenti fino a quella ufficiale delle 12 settimane non ci arrivo sana di mente.
Io ho bisogno di rassicurazioni intermedie!
Anzi, facciamo cosi, io mi autoricovero in clinica (mi invento che sono inferma mentalmente, tanto so che potrei essere convincente), e loro mi attaccano vita natural durante alla macchinetta dell'eco. Che dite, la accendiamo? Sii, daii....

E insomma, io spero che ci sia ancora tutto quello che ci dev'essere, laggiu'.
Che il Picconatore sia ancora li, bello aggrappato, che fa le bolle con il suo bel tuorlo.
Che poi ho scoperto, grazie a voi (grazie grazie grazie!) che cos''e sto tuorlo: e' il sacco vitellino!
E che cos'e' il sacco vitellino?
No, perche' io fino ai follicoli ero preparata, ma oltre no. Proprio non mi avevano dato le dispense in copisteria. E' tutto un altro esame, al quale che io non avrei mai osato sperare di poter accedere.
E insomma, mi suggeriscono che il sacco vitellino e' quella bolla dove sta il nutrimento del feto, nelle prime settimane di gestazione, prima che sopravvenga la placenta. Una specie di pranzo al sacco, insomma.

Il Picconatore si e' portato il pranzo al sacco in miniera! Capite, come e' previdente il nostro montanaro? Ma da chi avra' preso? Di sicuro da me, la gnorry per antonomasia, la stordita, la fumogena, quella con la testa tra le nuvole, no ha preso.
Avra' preso dal pilota. Chi lo sa, puo' essere, no? I piloti, almeno nel mio immaginario, hanno sempre l'aria di chi sa il fatto suo, di chi non tentenna, di chi sa di fatti, e non di parole. E anche di chi, in caso di pericolo, salverebbe la propria pelle prima di quella degli altri.
E allora speriamo che il Picconatore abbia preso dal pilota, che in questi momenti delicati non ci si puo' concedere incertezze di alcun tipo.

E che l'eco ce la mandi buona.
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