domenica 20 marzo 2011

Prodiga

Bon, oggi mi sento particolarmente prodiga, quindi eccomi di nuovo qui con il secondo post della giornata.
Un giorno che ora si perde nella notte dei tempi, Seavessi invito' Sfolli e altre sciagurate della combricca a compilare una Top 10 di cose per le quali vale la pena di vivere.
AcciderbolaPerdindirindina.
Mica facile.
Ma oggi ci provo, sull'onda di tutti i meravigliosi post che girano negli ultimi giorni (fra gli altri quelli di Seavessi, Tina, Simona ed ElizabethB) sul fatto che finalmente sembra essere arrivata la primavera e di come in primavera ci si senta rinascere.

Premetto che ieri e' stata una giornata perfetta.
C'era il cielo blu e c'erano le nuvolette piccole soffici e perfette, tutte uguali e sparse in modo regolare, proprio come nella sigla dei Simpsons. C'era una strada fatta di casette con i mattoni rossi, le bay windows, e il loro pezzettino di giardino davanti. C'erano piccoli intercalare di case Tudor, con le loro trame in legno, e i tetti spioventi. E c'ero io in solitaria, con tutto il tempo del mondo davanti a me, e nulla di particolarmente pressante a cui pensare, che mi incamminavo verso la Palestra dei Miei Sogni, in maglietta a maniche corte, occhiali da sole, e un sorriso a 100 denti.

Dopo un'ora di Personal Training (gratis, che vi credete, non ho mica vinto al lotto! solo che ieri era l'Open Day e io mi ero buttata come un falco sull'offerta, prenotandomi con giorni e giorni di anticipo, da brava accattona) e una vaga sensazione che se mi amputassero le gambe riuscirei a scendere con maggiore agio quei 5 scalini che mi separano dall'uscita della ex-Palestra dei Miei Sogni, eccomi di nuovo all'aria aperta. E mi re-incammino verso le Simpsons nuvolette.
Direzione: centro;
Missione: shopping.

Gia', perche' con la Primavera arrivano i matrimoni, e noi quest'anno ne abbiamo quattro. Tutti qui in U.K. Due dei quali a luglio ed agosto, quando ormai speriamo di essere gia' bell'e trasferiti nel pedemontano - italiano! - borgo natio.
Sticazzi.
Indi per cui, ci sara' da essere selettivi.

Resta il fatto che il primo matrimonio al quale andremo e' stato sadisticamente decretato dalla futura sposa essere in tema 'Vintage Glam'. E io saro' tra le damigelle d'onore (mannaggia a ste tradizioni anglosassoni). Per cui non mi posso defilare: devo assolutamente trovare qualcosa di Vintage Glam da mettermi addosso. Dopo giorni e giorni di disperate interrogazioni del GoogOracolo, il quale beffardo mi rispondeva con immagini di pin-up in mutande e reggicalze, eccomi pronta ad affrontare lo shopping tour del secolo.

Quattro ore dopo, mi accascio sul bordo della fontana della piazza principale (no, le panchine, mancando di norma qui in U.K. le premesse fondamentali, ossia sole e cazzeggio, non esistono), carica di tutto, cappottino rosso vintage stile copertina di "Quello che le mamme non dicono" incluso - e in piu' il mio e' Original bbuauauaua.
Tutto, tranne il vestito Vintage Glam.
Un pezzo di formaggio (quello si, era vintage) e un litro di succo di mela piu' tardi, eccomi davanti a lui, il negozio che, ben conscia dei prezzi, avevo cercato di evitare con tutte le mie forze: il Negozio Piu' Cool della Landa di Robin Hood.
E vedo questo, il Vestito in Vetrina.

Sotto l'incantesimo delle note di "Why can't I be you?" dei Cure, varco la soglia piu' cool del mondo, e con passo deciso e sorriso ebete mi dirigo dritta al manichino. Incapace di proferire parola, indico con gesto estasiato il Vestito in Vetrina alla commessa. La quale risponde che si, certo che lo posso provare, ma sarebbe meglio se ne provassi uno di queli tanti la appesi in quella parte del negozio la', sai, quella dove teniamo i vestiti...
Entro nel camerino, e mentre noto che il Vestito mi sta esattamente dipinto addosso (trattenendo il respiro) scatta il colpo letale: "This charming man", degli Smiths.
Ora, come posso io resistere a questa congiura?
Stremata, estasiata e imbambolata, porgo la carta di credito alla Suprema Sacerdotessa, e me ne esco soddisfatta.
Il Vestito in Vetrina e' mio.
Cioe', non proprio quello in vetrina, ma ci siamo capite.

Ecco, questa era la premessa. Proprio non ce la faccio a non essere prolissa. D'altra parte vi avevo avvertite: oggi mi sento prodiga (e incapace di sollevare una gamba senza emettere gemiti da moribonda, courtesy of Paul, the Personal Trainer).
Ora passo alle 10 Cose per le quali Vale la Pena di Vivere, sempre che sia rimasto qualcuno all'ascolto.

1. Le giornate con il cielo e le nuvolette alla sigla dei Simpsons
2. La Palestra dei Miei Sogni (ebbene si, sono una masochista)
3. Fare proprio il Vestito in Vetrina
4. Avere un motivo per il quale valga la pena di (s)battersi, e perseguirlo (non parlo necessariamente del Vestito in Vetrina !capiscciamme!, ma ognuno e' libero di perseguire quello che vuole)
5. Condividere le gioie con chi ci sta Veramente a Cuore
6. Scrivere
7. Affondare il naso nella carta stampata (libri, riviste, carta patinata, carta riciclata, inchiostro fresco, pagine vecchie e ingiallite, eccetera)
8. La polenta farcita di formaggio filante e un filo di olio al tartufo
9. I profumi del mio gatto Tigro (dietro le orecchie, il collo, la pancia, eccetera), soprattutto quando e' stato al sole e sa di "freshly baked kitten"
10. Avere sempre qualcosa di nuovo da imparare 


Fatto: grazie Seavessi, questa cosa delle liste mi gusta assai!

Ora, visto che - udite udite - tra 2 settimane ricomincio con le pere di ormoni, e il matrimonio e' a fine maggio, c'e' solo da sperare che il Vestito io non me lo possa mettere per un gran buon motivo.
Ma per il momento, preferisco pensare al Vestito, onde evitare cadute da nuvolette bastarde...

Libsta

 Eccomi! Finalmente ho un po' di tempo per onorare la mia promessa a Wanesia, che mi ha generosamente passato il titolo Liebster: grazie carissima!


Quindi, il premio viene nientepopodimeno che dalla Germania, e fa molto cool perche' come sottolineanto da Wanesia, si pronuncia Libsta, che fa tanto gangsta, e in piu' significa Il Preferito, oh yeah! Ora, passando per la Landa di Robin Hood, vi rilancio il Libsta/gansta con una piroetta a terra e due mossette alla Eminem - anzi, alla Sfolli, che io le so fare meglio. Essi', anni fa ho pure fatto un corso di street dance con vari pischelli ventenni matricole universitarie. Un'umiliazione indicibile. Ma tant'e', ora come sapete compenso con la Flashdance, anche se ultimamente sono passata a roba piu' forte, dandomi al Cheerleading. Check this out.

Ma torniamo a voi.
L'idea del premio Libsta nasce per sostenere i nuovi blog permettendo loro di avere maggiore visibilità nella  rete. Ci sono solo 3 regole da seguire:
1) Accettare il premio e scrivere un post nel proprio blog;
2) Scegliere dai 3 ai 5 blog che seguite e che siano nati da poco o abbiano meno di 100 lettori fissi e comunicare loro che hanno vinto;
3) Linkare il blog della persona che ve lo ha inviato.

Quindi, io volevo ben premiare il nuovo blog di Marica, e anche quelli di Speranza e di Clara e di Simona, che seguo ormai da un po', ma Nina fortunatamente non e' un bradipo come di me, e ci ha pensato lei qualche giorno fa. Quindi, ora passo alla seconda busta, con le new entry che seguo un po' meno, ma mi piacciono tanto:
ElizabethB
Lavinia
La Ricercatrice
Scricciolo
Cipi'
Oddio, sono gia' a cinque? E io che stavo lasciando il pezzo forte per ultimo - lasciatemi aggiungere una menzione d'onore a WonderP! Infatti e' proprio perche' ho studiato con lei e la Volpe il tedesco che so cosa voglia dire Libsta. E chi l'avrebbe mai detto che tutti quegli anni a memorizzare suoni guttural-grotteschi mi sarebbero tornati utili - evvai, allora l'universita' a qualcosa serve...

mercoledì 9 marzo 2011

Anticorpi Vs Embrione: 0-0

Come promesso, ecco l'aggiornamento sulla saga esami del sangue.
Ma prima di tutto voglio ringraziarvi di cuore per i vostri messaggi di sostegno, dolcissime donzelle mie!

E poi volevo promettervi che in futuro staro' piu' attenta a non lanciare altre bombe di questo genere, che mi sa che questa volta ho seminato un po' di terrore.
Allora, FIVET vetrerane e novizie e anche quelle che ci stanno ancora pensando su...non tutte quelle che fanno la FIVET sono pazze maniache sfigate come me, eeh! 
Non tutte si buttano ai piedi del dottore porgendo il braccio e implorando di farsi prelevare ettolitri di sangue, eeh.

E' che a me ha preso cosi: da quando un anno fa (eh, si' ormai e' passato un anno, era la vigilia del mio 32esmo compleanno, argh) mi hanno diagnosticato questa Premature Ovarian Failure, ossia mi hanno detto che ho le ovaie che stanno per andare in pensione e probabilmente non posso piu' produrre uova viabili, mi e' presa questa smania di farmi fare test su test.

Caso mai che trovassero qualcos'altro, lo vorrei sapere subito.

Ma anche no, in realta' non voglio avere altre cattive notizie. Magari questa smania di esami e' un po' il mio retaggio da Lisa Simpson, che va in crisi di astinenza se il Prof. non la interroga regolarmente, per darle l'opportunita' di dimonstrare che e' brava, che ci sta dentro, che va tutto bene.
Insomma, mi avrete pure trovato l'ormone ballerino, ma almeno ditemi che per il resto ho un bel sangue, di un colore rosso porpora, reale, puro, un doc d'annata.

E questa smania dilaga anche in altre aree della mia vita. Ora, per esempio, vado in palestra piu' di quanto non facessi prima, come a voler dimostrare che, si 'sto balenga di ormone me l'avete bacchettato, ma tutto il resto va bene. Guardate tutti che meravigliosa spaccata che vi butto li, beccatevi il gluteo di marmo, e pure il bicipite da Braccio di Ferro*!
Take that, ormone dei miei stivali!

Ecco, tutto questo per dirvi che gli esami immunologici che sto facendo sono una cosa parecchio specialistica, che qui si tendono a prescrivere solo nei casi in cui una donna abbia avuto almeno tre tentativi di FIVET falliti. Noi abbiamo solo un tentativo fallito alle spalle, ma siccome il tempo stringe assai per le mie ovaie, ho pensato che volevo escludere la possibilita' che le FIVET non funzionino con me per via di questioni immunitarie.

Morale: sono ancora a capo di niente.

Ahah, ti sta bene, direte voi, cosi impari a fare la control freak. E che ti credevi che un paio di ettolitri di sangue da mandare a Chicago ti avrebbero detto perche' la FIVET non ha funzionato? E che ti illudevi che non fosse perche' le uova erano cattive, ma perche' i tuoi anticorpi ti attaccano l'embrione prima ancora che abbia la possibilita' di impiantare?
Ebbene, pare di no. Pare che non ci sia assolutamente nulla di sbagliato nei miei anticorpi. Pare che il mio corpo non abbia nessuna intenzione di attaccare se stesso. Pare che se ne stiano li tranquilli, gli anticorpi, e che l'embrione non se lo filino neanche di striscio. 
Allora sono sana.
Allora sono proprio le uova che sono marce. Che culo.

E allora, speriamo che la prossima volta le mie vecchie ovaie riescano a produrre altri embrioni, e a produrne di migliori.

Nel frattempo, sono andata a rifare gli esami dell'HIV e Epatite B e C, che quelli la clinica li vuole, eccome, perche' scadono ogni anni, e altrimenti non ci fa fare la seconda FIVET. 
Quelli li fa la mutua. Ci vorranno tre settimane. 
E no, non sono tornata dalla Lobotomizzata: questa volta sono andata all'ospedale centrale, dove non si puo' prendere appuntamento. C'erano un'ottantina di persone prima di me, e quando vedevo che il numero sul tabellone elettronico saliva alla velocita' di due persone al minuto, non sapevo se essere felice perche' avrei fatto in fretta, o inquietata dalla immensa catena di montaggio che ci stava dietro...

* In realta' la spaccata non riesco piu' a farla da quando ho 11 anni, il gluteo ormai balla come una bavarese, e il bicipite non e' mai pervenuto, ma raccontiamocele, su, che e' tanto bello.

martedì 8 marzo 2011

Attacchi di poesie delle donne - Discorso sulle donne, Natalia Ginzburg

Eccomi qua, presente all'appello, da un invito di Nina a partecipare a questa iniziativa per l'Otto Marzo.

In realta' non mi diletto molto di poesia, quindi dovro' ripiegare su questo testo di prosa (meglio che niente?...), che girava tempo fa su internet, e che mi ha dato da riflettere. Spero ne dia anche a voi, enjoy!

L'altro giorno mè capitato fra le mani un articolo che avevo scritto subito dopo la liberazione e ci sono rimasta un po male. Era piuttosto stupido:quel mio articolo parlava delle donne in genere, e diceva delle cose che si sanno, diceva che le donne non sono poi tanto peggio degli uomini e possono fare anche loro qualcosa di buono se ci si mettono, se la società le aiuta, e così via.
Ma era stupido perché non mi curavo di vedere come le donne erano davvero: le donne di cui parlavo allora erano donne inventate, niente affatto simili a me o alle donne che mmè successo di incontrare nella mia vita; così come ne parlavo pareva facilissimo tirarle fuori dalla schiavitù e farne degli esseri liberi. E invece avevo tralasciato di dire una cosa molto importante: che le donne hanno la cattiva abitudine di cascare ogni tanto in un pozzo, di lasciarsi prendere da una tremenda malinconia e affogarci dentro, e annaspare per tornare a galla: questo è il vero guaio delle donne. Le donne spesso si vergognano davere questo guaio, e fingono di non avere guai e di essere energiche e libere, e camminano a passi fermi per le strade con bei vestiti e bocche dipinte e unaria volitiva e sprezzante (...)
M'è successo di scoprire proprio nelle donne più energiche e sprezzanti qualcosa che mi indiceva a commiserarle e che capivo molto bene perché ho anchio la stessa sofferenza da tanti anni e soltanto da poco tempo ho capito che proviene dal fatto che sono una donna e che mi sarà difficile liberarmene mai.

Ho conosciuto moltissime donne, donne tranquille e donne non tranquille, ma nel pozzo ci cascano anche le donne tranquille: tutte cascano nel pozzo ogni tanto.
Ho conosciuto donne che si trovano molto brutte e donne che si trovano molto belle, donne che riescono a girare i paesi e donne che non ci riescono, donne che hanno mal di testa ogni tanto e donne che non hanno mai mal di testa, donne che hanno tanti bei fazzoletti e donne che non hanno mai fazzoletti o se li hanno li perdono, donne che hanno paura dessere troppo grasse e donne che hanno paura dessere troppo magre, donne che zappano tutto il giorno in un campo e donne che spezzano la legna sul ginocchio e accendono il fuoco e fanno la polenta e cullano il bambino e lo allattano e donne che sannoiano a morte e frequentano corsi di storia delle religioni e donne che sannoiano a morte e portano il cane a passeggio e donne che sannoiano a morte e tormentano chi hanno sottomano, e donne che escono il mattino con le mani viola dal freddo e una scarpetta intorno al collo e donne che escono al mattino muovendo il sedere e specchiandosi nelle vetrine e donne che hanno perso limpiego e si siedono a mangiare un panino su una panchina del giardino della stazione e donne che sono state piantate da un uomo e si siedono su una panchina del giardino della stazione e sincipriano un po la faccia.
Ho conosciuto moltissime donne, e adesso sono certa di trovare in loro dopo un poco qualcosa che è degno di commiserazione, un guaio tenuto più o meno segreto, più o meno grosso: la tendenza a cascare nel pozzo e trovarci una possibilità di sofferenza sconfinata che gli uomini non conoscono forse perché sono più forti di salute o più in gamba a dimenticare se stessi e a identificarsi con lavoro che fanno, più sicuri di sé e più padroni del proprio corpo e della propria vita e più liberi.

Le donne incominciano nell'adolescenza a soffrire e a piangere in segreto nelle loro stanze, piangono per via del loro naso o della loro bocca o di qualche parte del loro corpo che trovano che non va bene , o piangono perché pensano che nessuno le amerà mai o piangono perché hanno paura di essere stupide o perché hanno pochi vistiti; queste sono le ragioni che danno a loro stesse ma sono in fondo solo dei pretesti e in verità piangono perché sono cascate nel pozzo e capiscono che ci cascheranno spesso nella loro vita e questo renderà loro difficile combinare qualcosa di serio.
Le donne pensano molto a loro stesse e ci pensano in modo doloroso e febbrile che è sconosciuto a un uomo. Le donne hanno dei figli, e quando hanno il primo bambino comincia in loro una specie di tristezza che è fatta di fatica e di paura e cè sempre anche nelle done più sane e tranquille.
E la paura che il bambino si ammali o è la paura di non avere denaro abbastanza per comprare tutto quello che serve al bambino, o è la paura davere il latte troppo grasso o davere il latte troppo liquido, è il senso di non poter più girare tanto i paesi se prima si faceva o è il senso di non potersi più occupare di politica o è il senso di non poter più scrivere o di non poter più dipingere come prima o di non poter più fare delle ascensioni in montagna per via del bambino, è il senso di non poter disporre della propria vita , è l'affanno di doversi difendere dalla malattia e dalla morte perché la salute e la vita della donna è necessaria al suo bambino.(...)
Le donne sono unastirpe disgraziata e infelice con tanti secoli di schiaviu sulle spalle e quello che dovono fare è difendersi dalla loro malsana abitudine di cascare nel pozzo ogni tanto, perchè un essere libero non casca quasi mai nel pozzo e non pensa così sempre a se stesso ma si occupa di ttte le cose importanti e serie che ci sono al mondo e si occupa di se stesso soltanto per sforzarsi di essere ogni giorno più libero.
Così devo imparare a fare anch'io per la prima perchè se no certo non potr combinare niente di serio e il mondo non andrà mai avanti bene finchè sarà così popolato d'una schiera di esseri non liberi.

PS A presto la lista delle cose per le quali vale la pena di vivere (grazie Seavessi dell'invito!), e anche un aggiornamento sulla saga esami del sangue in UK (che sicuramente non vivreste senza, of course...)
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